LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: settembre, 2018

Samorti chi no siga

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Per sempre

Quattro piccole foglie stente
Piccole lente vite attente
Al gelo che arriverà
Accolgono impassibili
Questo fiore di plastica
Con cui ti dono
La mia piccola lenta vita attenta
Al gelo che arriverà

Limbranauta in giostra a pedate

In questo popoloso deserto che appellano Venezia (Traviata. Cit.), dove annaspare è un arte, l’urlo del panda si perde nel’indifferente immobilismo: “ohu mimorti ma ara sto boiusso…se xe parmesso… Orcoqua…orcoeà…”. Un lamento flebile di pochi esasperati cui fa da contraltare il lamento di chi si lamenta di chi si lamenta : “imbecille, turismo è guttura, grana che circola, dinero understan?”
Poi ci sono i negazionisti, quelli che vivono costantemente nella fase della negazione della realtà, che insieme ai lamentatori al quadrato, rifiutano di ammettere di aver coscienziosamente contribuito allo sfacelo sociale, scegliendo per anni e anni il proprio aguzzino: “ara mi go soterà me mare settimanascorsa, go fato bedenbrecfas dea carbona dea vecia… No avoro più e go istessischei deprima, capishammè, tre mesi d’inverno in Tailanda ti ga capio, pare!?”
Poi come niente fosse ti salta fuori il modernista a tutti i costi quel che costi, per il quale tutto è una logica conseguenza dell’essere e del divenire, cui opporsi è retrogrado: “È cosi dappertutto ti dico, fidati e ciucciti sta merda che è moderna”.
Poi i fatalisti, buoni quelli, proni a qualsiasi nefandezza giustificano le peggiori aberrazioni colpevolizzando un inesorabile destino, in mancanza del quale dovrebbero flagellarsi in compagnia dei lamentatori al cubo e dei modernisti, al grido di “Venessiani bruti stronsi colpa tua”, quando gli ultimi Veneziani rimasti fanno Xiao Chang di cognome e xiao xiao con la manina.
Nel tutti contro tutti, tutti hanno un po’ ragione ma nessuno ha capito un cacio, questo non scodella quello, è tutto parzialmente vero, l’assurdo è che ognuno porta il proprio pezzo di verità alla guerra, come se l’unica cosa importante fosse avere ragione, come pacchi di luminari in baruffa intorno a un moribondo. E quel moribondo sono loro, siamo noi.
Ah già dimenticavo quelli che siccome qualcuno lo ha fatto allora è giusto: il mantra è “lo facevamo anche noi” anche se noi non si sa chi è, e magari adesso quel noi è in comunità, ma poi noi chii? Noi cosa? Io mi arrampicavo nudo e ubriaco sui palazzi per rientrare a casa, conosco uno che si lanciava di testa sulla linea 1, un altro ha assaltato un portavalori vestito da Paperinik: vuol dire forse che quindi tutti lo possono fare?
Crea forse un precedente?
Sulla stessa scia quelli che “Eh si ma anche trenta anni fa”, dimenticando che intanto è cambiato tutto, ma pur di vendere le loro ragioni paragonano realtà imparagonabili, e spesso sono gli stessi che poi ti danno del retrogrado conservatore quando anche tu dici “Eh si ma anche trenta anni fa…”

(DG-)

Limbraeccellenza nel mondo

S: Oggi “Pasta al pesto” e insalata tutto a km1600, roba polacca. Non compro più mozzarelle, comunque. Viene tutto da est, sono blocchi di roba bianca per fare la base come si chiama …
D: Che caglio ne so….mozzarello horighinalo.
S: Si ecco. Camion che vanno al sud pieni, e le mucche vanno a cherosene. Ma tutto con scritto sopra “Prudukto Italj”.
D: Roba blè.Tipo le kele di granchio te le ricordi, tutto finto, mai visto un granchio neanche in foto. Finta plastica.
S: Qui hanno venduto le lasagne al supermercato con la carne di cavallo, no manzo… Di minipony capisci?
D: E con tutte quelle nutrie in giro… Gratis… Belle grasse…
S: La cosa meglio è la “bresaola della Valtellina”. Fatta con lo zebù del sud America. Non è mai morta una mucca in Valtellina.
D: Sono sacre, ne hanno due. Ne fanno mirmilloni di quintali, di sbregaola, e la valtellinese è un francobollo da 50. Hanno solo mucche da compagnia.
S: Sì, mucche da passeggio. E il Prosecco?! 100 milioni di bottiglie all’anno!! Ci vorrebbero vigne da Venezia a Miami per farle.
D: Avranno vigneti subacquei, ma la Cia mica te li dice.
S: Certo. Mi hai fatto fame però. Ho in frigo un budino di “Mirtilli Dal Boschetto Delle Suore Di Milies (BL)”. Dentro ha un mirtillo grosso come una palla da tennis. Mah.

(DSG)

Arazzo

il tempo cola nell’umore molle
dell’afa fangosa e gravida
lo spazio sazio
trabocca e muore
non più tempo né spazio
per l’apollo satollo
solo lo squarcio pietoso del tuo sguardo
mentre fuggi da me
come un petardo

(D)

niente

come un pugno senza mosche,
non ho niente.
un punto di fuga all`orizzonte
un vuoto laborioso e complice
mentre tramonto sui miei sforzi.
non ho niente,
neanche un seme, un porto
dove attraccare il desiderio feroce
di lasciare una traccia,
come un solco nell’acqua.

(D)

Li viggeli

Li vigggili urbani vano fritti de impeto: come che l’olio fuma ce togli el cappello e li buttiddentro. Quahndo che lu sugu s’arratira ce butttataaapascta co li viggili de zona ca so cchu frischi.
Ma bbesogna de catturari u viggile alla fine dellu turnu, accussì li ciovi belli pini pini de tutto o bendeddio c’asse’ssò shfuttuti mentre ca’ssa stavano a faticà: curazzani, che’ppoi sarebbero le brioscie, cappuccini zenzero doppia schuma, tramezzini cu ‘o tuonno…
Facci attenzione de ributtalli chlle bblè, ca songo chilli che s’enzuppeno de sprizz, ca’nnu viene bbuono ppe ccucinà.

(DGD)

Le fottuccine bongole camperetti

Pe` mmia, la ppiu`mmegghio pascta è quilla colle fetishine bongole camparetti, roba da chef trismerdato!
Pigghiate a padella ci mettite nu filo e olio veggina è olivo co` nu scpicchieeeagghiu taggghiat `nic nic nic. Ce ‘nquartate le figurille, picce picce, arremenate abbasta e ce giuntate li ficorò, scuttati nilla panza. Adesso subbeto! ce buttate i bongoli cu li camperi co nu ghiozzo
evinu iancu. Aò, micamica che se liquifeno! Debbono restà ricciate, cusche. E poscia se parte co li squiddi niri che se debosciano ne li pani carti.
Robba che riveno li viggili del cuoco!!!

(D+D)

Limbranauta vende le sue pubblicazioni (storia vera)

L: Buongiorno, se ha un minuto volevo parlarle di un libro
libreria : eh..s..si? Mi dica.. mnmnmnmn?
L.: Ecco, abbiamo stampato questo libro…. Magari potrebbe leggerlo e vedere che effetto fa? Abbiamo già venduto 16 copie come ridere!
Libr. : Si beh..noinonnn.. disol…
L: Al massimo se no vi piace vi do fuoco alla porta.
Libr.: Ebleglblglbl??!
L.: Dico, al massimo se non vi piace vi do fuoco alla porta…Senza impegno. Saluti grazie dell’attenzione.
Libr.: …mma..mmma… e dunque noi, così sa perché in effetti non sappiamo mica cosa sono, sti robi, noi li vendiamo come fermaporte…chi ha detto di sta roba di leggere, chi?
L.: Si infatti….quoque tubare pazienza rutte, come diceva Topazio.

(D+G)

a spropositata richiesta: Limbranauta malattie professionali

Una veloce panoramica delle patologie che affliggono i vigili urbani in Venezia.
La più diffusa è senza dubbio il gomito del pasticcere: tale scabrosa manifestazione si palesa con regolarità inspiegabile all’ora del brunch e costringe il malcapitato garante della sicurezza pubblica all’assunzione di numero otto cappuccini, inframezzati da una quantità imprecisata di pizzette con acciughina, il tutto nel lodevole tentativo di non interrompere scatolettisti e abusivi vari nell’esercizio delle loro funzioni.
Di solito tale malformazione è accompagnata da disturbi cognitivi del tempo, tanto che alcuni vigili sono smontati dal turno dopo la pensione, scusate mi correggo, sono usciti dal bar dopo la pensione.
Effetti collaterali osservati si hanno anche a carico del pancreas ingrossato dai kiffer, mentre frequente è la perdita temporanea del senso dell’oriettaberti, dovuto principalmente alla presenza anche solo sospetta di venditori di merce contraffattata, che infatti prediligono solitamente i luoghi affollatissimi, sapendo che la loro presenza manda in tilt il georadar urbanistico facendo deambulare il vigile inspiegabilmente sempre in direzione osteria da Poppi.
Altra malattia tipica della professione è il torcicollo a scatto, che affligge la maggior parte di tutti i vigili: il collo subisce una torsione repentina sempre verso il muro e comunque a180° rispetto a qualsiasi evento di carattere illecito, per poi sparire miracolosamente in presenza di pericolosissimi spacciatori di gessetti undicenni usurpatori di suolo pubblico a mezzo campanon.
(quello che salti dentro le caselle disegnate per terra, gioco che qualche pericoloso criminale qui ancora fa).
Tale sintomatologia svanisce misteriosamente in presenza di celebrità o cariche politiche che abbiano bevuto troppo da fare.
Da non sottovalutare la catatonia statica: vigili catatonici sono stati notati in piazza s. Marco davanti ad una pletora di turisti in go kart, a
parcheggiatori di cammelli abusivi,
mangiatori di carbonella o venditori di venditori abusivi.
Di fronte all’impossibilita di negarsi all’evidenza dei fatti tale aberrante patologia può presentarsi in forma salina o plastificata: i vigili in questo caso verranno usati come portaombrelli per non offendere i turisti.
Il WWF ha dichiarato fortunatamente il vigile veneziano specie protetta. Chi li volesse osservare nel loro habitat deve recarsi alla buvette del comune. Altri notoriamente svernano abitualmente da Poppi in strada nuova.

(D+G)