LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: dicembre, 2017

Limbradietology Gluteo Free.

Il grande dramma dei nostri pasti è il pane: esso è colpevole di gran parte dei nostri chili assieme alle sue cuginette, la pasta e la sciutta. Quindi questo breve ricamo calorico tratterà soprattutto di come liberarsi dalla schiavitù del cereale. Esso è un retaggio di tempi nei quali l’uomo lavorava. Oggi l’uomo si grata le pale, attività che richiede circa 30 kcal/h. La donna invece consuma di più, perché inoltre parla.
La salvezza come è noto è nel cartone: ricco di fibre, bassissimo contenuto calorico, ricco di colla.
Per renderlo più appetibile daremo alcune ricette col cartone.
Pan pepato al cartone: impastate mezzo chilo di farina con 1 kg di burro, aggiungete panna e latte e lasciate riposare. Buttate via e infornate del cartone tagliato nelle forme che preferite, non dimenticate lo zenzero!
In alternativa potete dedicarvi alla supertrendy dieta paleolitica (o delle caverne), a basso contenuto di carboidranti ma ricca di proteine vive. Molto semplice, si mangia tutto crudo e possibilmente vivo come centomila anni fa, solo che lo stegosauro fuori stagione è raro e prendere a morsi i maiali in corsa è un po’ un problema. Si può in alternativa ripiegare sui toast coi moscerini ma a lungo andare annoiano. Si suggerisce un supporto psicologico alla dieta perché un mio amico dopo un mese di tramezzini di insetto stecco è impazzito e lo hanno arrestato perché cercava di catturare gli autobus a bastonate scambiandoli per triceratopi.
Ultimamente sta prendendo piede anche la dieta sadomaso, quella che ti piace tanto farti prendere a padellate sulla nuca mentre provi a sorbire il brodino di alce, che poi se sbrodoli ti arriva un dueeventi che ti staccano dal tavolo a legnate.
Oppure ti svegli e fai il mutuo catastrofico dal guru della dieta portapazienza dott. Lemme Lemme che ti dà un cucchiaio bucato (come nella seconda guerra mondiale) col quale mangi pane e lacrime che quando hai finito sei un reperto archeologico senza pensione e ti archiviano sotto la A di Astronzoo.

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Limbranauta e l’ogio funebre.

Il grande decano degli chef Guantiero Marchesi è morto, ha chiesto di essere glassato nella camera aldente.
Riportiamo in sua memoria alcune delle creazioni più celebri.
Per la cucina povera ma costosa , ricordiamo il suo risotto Svaroski, quello coi vetri rotti ma su foglia d’oro che sa da pollo ma costa un occhio.
Per la cucina molecolare è famoso il suo tonno accelerato, quello cotto al Cern coi fasci di protonni alla velocità di espansione dell’universo così torna pretonno e lo mangi prima della nascita.
Sua è anche la famosa cucina sensoriale, o cucina al buio, quella che i cuochi cucinano bendati al buio grattuggiandosi i polpastrelli con le mani impanate e fritte nell’antigelo. Quella dove all’ingresso ti danno un bastone per i ciechi e arrivi …(se ci arrivi) al tavolo lacero confuso, ti mangi il consommè di mignoli e ti portano via col carrello dei dessert.
Lo sief plurisbiellato Karl Krukko lo ricorda cosi: “Kuantiero inzegnato tutti che kuoko essere artista, scultore, pittore, cantante, musicista, ballerina di can can, parcheggiatore abusivo, spacciatore… A 380 gradi, der compito di kuoko non solo essere cucinare cibo ma uberalles di accelerare in pignatta ‘tomica i elementi in modo di creare nuovi mondi da impiattare, nuove galassie di gusto, nuove nebulose di materia kotta! Kome zua granatina al lampione o zuo gulasc di anacondor cromato! O kome coktal di scampoli con salsa Barbara, kome Venere di Miglio con famosa marmellata di tonno, tonnellata di zuo periodo cremisi lardellato”
Guantiero ci lascia una grande quantità di piatti, tutti da lavare, e la cucina guarda che cos’è.

Limbranauta il patrigno 1.2.3

Meeeeenghia pe fottuna che me ho amegratto a merica ca ero picciriddu, mano male ccà sennò me facevano menesctro puro a mia, magaro chessò ai trasporchi pubichi o me daveno l’espettorato ala cottura, miiincha che me faciveno sedietario allo sviluppolo ecognomico, inveche quà a merica me sugno comprato la Vegas e puro o broccolyno co le buone maniere e un pò de teste de cavallo may frend.
Miii ce lo lasciata a quella segnora che mmeffaceva lo pulizio della scala mobbele, la rogna della menistrazione della suola, da scooll come sse chiamm’accà, quella non ciaveva mmanco l’eibisì capisc’ammè, ma lò piazzata llá attrimenti merrischiavo nimpegmo che bisiniss te ssaluto!
Però meiby cà tonno all’italy ccà co sto bbisiniss de li barcuni sà fann nu sacc ‘e money e a mmia me fann’ puro odorevole patriarca de Noè e mynesctro ai safari esteri che a mia nun ma ne fotte na nticchia ma sugno sindeco, tengo puro dei doveri…

Il tato è draddo

Alea iacta est: nell’epoca dei cervelli in fuga, il primo è quello del minsitro allo sfacelo culturale Fedeli. Grazie al cranio decapottabile il cervello della minestra è fuggito in piorrea del nord dove ha chiesto asìno politico a Bing Bong Guh, il dittatone lardellato famoso per il rispetto dei delitti umani.
Col cervello è emigrato anche l’unico neurone preposto al controllo della vergogna e del ritegno, liberandola così da ogni obbligo sintattico che le impediva di rompere gli argini della decenza. (Badate bene che questo non è accanimento, è lei che è una miniera).
Anzi l’accanimento beduino col quale si avventa sui congiuntivi è disumano, ne ha sbranati ormai dozzine, ma non sazia ha deciso che non si fanno prigionieri e nell’ultimo exploit ha umiliato perfino Fracchia con queste testuali parole: “Perché offrono percorsi di assistenza sempre più migliori”.
È vuallà! Voi direte, ma c’è Razzi, c’è Ilona Stalker, c’è topo gigio (Renzi); è vero, ma la Fedeli sta all’istruzione come Pacciani stava alla salute pubblica, anche se lui almeno conosceva l’argomento.
Ultimamente la menistra è stata vista con i soliti cannelloni burocratici sulla testa vestita da incidente diplomatico deambulare costernata dai poblemi chiedendo in giro -”scusa Sig.na Guardia sono ando bene pe montecitterio?”. Oppure – ”me sciusa è quì rinale ?”, ma i più la scambiano per la controfigura di E. T. e si fanno un selfie.

Auguri imbranauti

L’ Enorme Rotativa Impetolauta si pregia di fare i Aguri di buon natal dei tali a tutti da parte di:
Yuri Teppanyaki, Gubana Konsejuova, Maicol Jakpot, Parzifal, Spaclavelli, Vovitom, L’Uomo Luppolo, I Grandi Santi Moderni, Mascimo Cacchiari, Marina Trippa di Moana, Egle Glegle, Tom Byno e tutti i Wuminkia al completo!
Ugurggglleeeee!
Eeeeeeeee gingongbell gingonblee gingongolleueiii a tutti tranne a una che fa la menesctra .

Limbratheory

La ben nota teoria della reincarnazione è messa in scacco unitamente a quella della trasmigrazione dell’anima. Una ricerca supersegreta virale su YouTube rivela che il menesctro Fedeli sarebbe passato da mitocondrio a ministro, saltando a piè dispari tutte le fasi evolutive del karma e i relativi 3 miliardi di anni, e che l’anima l’abbia scaricata da una app per ministri unicellulari, anche se i soliti Soloni gridano al complotto affermando che in realtà è ancora una pianta. Questa ipotesi è rafforzata dalla convinta posizione vegetariana della Minestra, che si oppone con forza all’utilizzo di OGM (Origamisti Genericamente Mummificati). Tutto perchè non riesce ancora a fare la rana che salta piegando i 20 euro.
Lei probabilmente è anche la capa della cospirazione del regno vegetale per far diventare tutti vegetariani in modo che piantano più piante e poi se le mangiano distruggendo la flora mondiale. Furbe le piante.

Limbraopera :il VaremengotiTannhauser.

Opara in 3 atti di Ricky Wagner (si legge Uogner) strapiena di personaggi tra cui uno che si chiama Spryzzalbitterolf … figuriamoci.
Trama : Tannhauser ( largo gulasc tenore trovarobe ), nel bel mezzo di un’orgia nucleare con Venere (Qulla Sbudorova Emmammata) soprano o mezzosoprano transgender o baritono (a seconda dell’orientamento sessuale del regista ), sul monte di Venere e Zioba, finisce improvvisamente il viagra al cardamomo.
Finito il bonus pasticche, dissimula la Caporetto pelvica con piagnistei inaccettabili invocando il trattato di Maastricht. Venere giustamente si offende di tutto e gli dice ”Ma come, varemengotitannhauser ” da cui il titolo dell’opera. Opera che in origine doveva chiamarsi “Ma come e io adesso allora ci ammazzo le mosche co sto elastico?”, ma poi Uogner, al decimo spriz col bitter seduto al Lavena ha avuto un ripensamento.
Poi esso incontra i amichi e fanno una gara di urli e sighi potenti ma Titta esagera, dice porcate come sempre quando beve e finisce in boita per sghignazzi notturni. Poi chiede scusi al papa, siccome suole, e muore gettandosi sul soprano morto perché bisogna, siccome suole.
Ps:a metà dell’opera gli ochestrani pretendono l’indennità orchite, il direttone va in panchina coi polsi slogati, il pubblico tira fuori la tenuta da alta nanna.
Prossima sinossi ‘ ‘ l’amico Spriz ‘ ‘ di Piero Mascagna.

Limbranauta ieri & oggi

Le generazioni ”caronte” come la mia, traghettatori torbati dell’analogico al digitale attraverso lo stige dei condannati al braulio, se lo ricordano. Si ricordano com’era tornare a casa coi gomiti come dalla guerra senza GPS dopo aver bevuto molto da fare, e com’era svegliarsi pieni di calcinacci a casa di un’altro in crisi non sapendo dove mingere per colpa del senso dell’oriettaberti.
Noi quindi , velisti dell’adriaperol, fautori dell’auto obsolescenza, ricordiamo com’era oggi.
Alcuni esempi , ieri: “mamma mamma il maestro mi ha strangolato dietro la lavagna!” (esperienza personale).
Risposta: ”El gà fato ben cussi ti ghe ea moi de rompa i cojoni” e SBAAMM una bella smemena (sberla con funzione educativa , dal Lat. Memini meminisse – ricordare) di rinforzo.
Oggi: “Mamma il maestro mi guarda male perché suono i bonghi in classe attaccato al lampadario”
Risposta: “Quel cane nazista criptofascioberluscoleghista” e parte la denuncia all’Aia per crimini contro l’umanità.
Ieri: “Mamma mi annoio.” Risposta : “Vai a giocare in strada che ci sono tanti bei tombini aperti.”
In alternativa ti beccavi 5 kg di tegoline da curare.
Oggi se il bimbo si annoia la mamma lo manda in psicanalisi da uno laureato in sbadigli mentre lei va al corso di interpretazione delle scie chimiche o di formazione di (cosa) cerchi nel grano.
Ieri, i pellegrinaggi a tappi forzati a caccia degli amici, che quando li trovavi erano già tutti sbriciolati e per metterti in pari dovevi bere di corsa 6 bottiglie molotov e un grappino.
Oggi hai il cellulare e sai benissimo sempre dove sono tutti, e non serve più che li vedi perché ciatti e stai da solo a casa a bere i bironi in cucina strabiliato da wazzup.
Ieri zaini assassini che partivi carico come uno sherpa e arrivavi a scuola gobbo di notte dame.
Oggi, b.y.o.d. (bring your own device) che parti chattando e arrivi dormendo.
Ieri playboy e tarsu, oggi pornhub e webtax: fiuuuutttt!! almeno seghe e tasse restano un punto fermo.

Limbranauta interviste parlamentari.

Bene, oggi spariamo sulla croce rossa: spariamo Antonio Razzi, ovvero il manifesto umano dell’indipendenza dall’intelletto, la nemesi darwiniana intesa come contro evoluzione, la prova vivente che dio non esiste.
Oppure che ha un complicato senso dell’umorismo. Oppure che esiste ma non è tanto bravo.
A scuola lo chiamavano il killer della sfera semantica o anche loboTony parquet per via del cervello impiallacciato .
Dicono che una volta, nel tentativo di formulare una frase di senso compiuto, abbia lasciato tutti senza parole: ad alcuni sono spariti i congiuntivi, ad altri l’intera analisi logica, la maestra non sapeva più cosa stava andando, dove era facendo, quando andando a fando.
La frenulogia uficiale lo colloca tra la tartaruga alligatore e il gò da sasso, senza offesa per i gò da sasso, mentre il CERN parla di cervello ad antimateria, senza offesa per l’antimateria. Però gli crescono tanti capelli, anche per dentro, e questo è un comportamento tricologicamente recessivo. Di solito.
È parimenti senza dubbio un esemplare paradigmatico della fauna parlamentare, fatta di una ricca varietà di anelli di transizione tra il maiale e il cercopitecco cecco ( Cercopitecco cecco, mangi patatte), primo primate consenziente. Un ecosistema delicato, quello della barriera parlamentare, sistema parassita che succhia la vita senza uccidere gli ospiti.
Come sia diventato parlamentare senza saper parlamentare è un mistero peggio della campana di Hitler, però l’assenza dell’area del linguaggio lo rende prezioso in Nord Piorrea nell’interpretazione dei grugniti del super porchettato dittatore degli insaccati, King Kong Uh.
L’intervista è tuttora al vaglio di un team di decrittatori della NASA che stanno sviluppando un algoritmo speciale per cercopitecchi ciechi.

Limbranauta. Gli extrafalcioni.

Cominciamo con un grande classico degli strafalcioni in commercio: spiaccicare le parole.
In molti si rammaricano che a volte non riescono a spiaccicare una parola, ma voi ci avete mai provato? È difficilissimo, io ho tentato di spiattellare un semplice cioè sul muro ma niente, neanche a schiacciare col pesta carne: niente. Figurati con ‘apotropaico’ o chessò ‘entropico’, roba che ti fai anche male, ti fai.
Forse usando gli “autoparlanti” la cosa potrebbe risultare più semplice. Questi aggeggini che ad un tratto, in macchina o in ufficio, si mettono a blaterare senza che nessuno glielo abbia chiesto sono davvero molto diffusi. A volte gli piace di mettere una musicheta allegreta, altre parlottano a vanvera. Ma fanno tanta compagnia!
Poi ci sono quelli che devono areare il locale. Sono talmente tanti quelli che areano la stanza, al mattino, che va quasi bene quanto aerarla. In più quando arei gli dai anche una misuratina, al locale, tanto per vedere che non si sia ristretto. C’é poi anche la canzoncina, “Areare, Arerama, Ramarama, Areareeee” che la cantano quei ragazzotti in arancione che siccome non sono riusciti a inventarsi un loro fesbuk o Àmazzon hanno tirato il manico dietro alla mannaia (e poi lo sanno tutti che si dice aereare come negli aerei).
Vivono “In modo santuario”, anche loro. Se gli chiedi :”suoni anche la chitarra?” Ti rispondono “si ma solo santuariamente”. C’è poco da fare, se vuoi le cose fatte bene devi prima cercare un minareto o un tempio maori e far quello che devi fare in modo santuario, benché discontinuo.
Per finire volevo attirare il discorso su un materiale ancora di difficile identificazione: il parchè, o palchet, o palchè, al limite perfino, per i più studiati, “palquette”. Sembra vi siano sottili differenze anche fisiche collegate alle diverse grafie. Un po’ come le particelle subatomiche, che se arrivano da destra verso sinistra di chiamano Bottiglioni di Hicx se viceversa di chiamano invece Bossoni di Hypsylom.
E poi chi mi spiega com’è che la jihad la fanno gli jiaidisti? E non gli jihadisti? Colpa dell’albitro che fa di ogni erba un fiasco? Dei raggi ultraviolenti? Del pane azimut?…non so, forse dovremmo adeguarsi (adeguarci non si usa più come i congiuntivi) al flusso del cripto linguaccio, non so, ai poster l’ardua sentenza.