LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: ottobre, 2018

La gara di pioggia

La gara di pioggia
a quanto pare
tra domani e non
è partita.
Ora so fino a dove
si può andare.
Se vuoi ti mando lì
ma mi avevano detto
che le previsioni
erano sbagliate.
Fare una gara di pioggia
mentre piove è difficile.

(kai)

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E Venessia…..mancia!

Venessia pa tuti, ristorante a cielo aperto, li chef della Veritas racomandano fishing in the litter bins accompagnato da un chinato doc (acqua della fontana).
Il richissimo asortimento di carte di presiutti del Prix vi aspetta per un stusichevole brunch partera: magnar par tera come i mohicani, queicani! Distirai co le pizzette in gargoyl!!!
Fuori dal portone del supermercato zio ricercato!
Il regolamento di polizia urbana prevede bonus pizzabira per chi inventandosi nuovi comportamenti inaccettabili , contribuisca alla creazione di inediti e sempre graditi precedenti da imitare, all’insegna del se lo fa uno possono, anzi devono, farlo tutti.
Anzi, se lo fa lui posso fare meglio!
I luoghi eletti da Trippa Visor come più gettonati per la “ristorazione open air”: numer uan i scalini del ponte, secondo a stretto contatto la riva del canale coi piedi dentro, terzo (cosa vuol dire l’inventiva!) Il pontile del vaporetto.
Pontile che però non parte mai con grande disappunto dei più sbigottiti dai funghetti della capricciosa: dopo i dieci minuti canonici d’attesa una signora ha chiesto al marito “siamo arrivati?”
Il sindico consilia che magnate anche sui pozzi o magari drento e sue pedane dee mbulanse che è novità e fa punteggio per i chebab omaggi che li mangi a casa sua, perché il turismo è scambio, è gulturra con il g mai uscola. Ziofester!

(L)

Araund de cloc

a mezzogiorno
come un tifone ti ballo intorno
verso le tre ti amo
anche se è un lustro che non lo facciamo
al The delle cinque
sei già con chiunque
E all’ora di cena la solita scena
di un uomo assorto in un quadro storto
che a mezzanotte ti aspetta in cucina
chiedendo al soffitto se ne vale la pena

(D)

Premio fedeltà

Viaggio nell’estremo niente
Biglietto omaggio per il cliente
La pastiglia verde alla mattina
Quella rossa se si avvicina
Il terrore di atterrare
Senza niente da dichiarare
Il capitano che saluta
Passa la hostess con la cicuta
Gradite musica già sentita
Oppure il film della vostra vita
Alla vostra destra la solita minestra
Mentre a sinistra il nulla in bella mostra
E all’arrivo signori, tranquilli,
Sarete trattati come birilli
Com’è d’uopo e si conviene
Alla gente perbene

(D+G)

Urla

a volte restano
vuote urla graffiate sui muri
grida sconnesse di gente squarciata
reietti randagi guardiani del tempio
eroi sfasciati alla fine del tunnel
santi sconfitti con gli occhi spezzati
da aguzzi frantumi di verità
urlano limitrofi ai latrati della folla
caduta dal quinto piano
della povertà di spirito
e te ne accorgi sempre tardi,
troppo tardi,
quando la loro grandezza
fa male dentro e non serve più a niente

(D)

Per mondo di dire

se ci fosse il mondo
ne sarei l’eremo
o l’angolo esterno,
metterei la sordina al sole
per girarti intorno e darti l`alba
ecco se ci fosse il mondo,
e non solo un modo di dire,
sarebbe già qualcosa
anche se un modo di dire
è sicuramente un mondo

(D)

la piazza

alle cinque di mattina
l’aria vitrea taglia un silenzio perfetto
i diamanti di marmo splendono nel palco vuoto
tutto è come dovrebbe sempre essere,
alle cinque di mattina,
vestito dell’acqua sottile della notte,
prima che la splendida tristezza
dell’umana commedia
squarci l’incanto

(D)

Di nuvole

Di nuvole come quelle dove vedi una faccia
Le illusioni che ti fanno felice
Di polvere che brilla controsole
Le certezze che costruiscono la tua forza
Del profumo di fiori
l’amore e il dolore di Werther
Di vento sull’acqua
I buoni propositi
Di carne e sangue
La nostra vita

‘Oumuamua – 2

Posso gagarmi dosso
O ceruleo masso
Che vai a spasso
Nell’univesso convesso
Ohi lasso ti fu concesso
Di dare accesso
Alla vita tutta
Come roba che si butta
All’esistenza che sa da spienza
All’essere e al divenire
Che adesso genuflesso
Sta abbracciato al cesso

(D&G)

Al freddo

guadando incoscienti l’inverno
ammanettati ai ricordi
l’esistenza si sbriciola in attimi
levigati dal tempo
ma tu non svegliarmi, non farmi parlare
adesso non posso, sono troppo stanco,
forse più tardi quando sarò bianco
forse più in là, nevicandoci addosso.

(D)