LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

luglio
è un imbroglio
mi fotte il cervello
diventa un intruglio
fucsia e arancione
con fetta di limone
col cocktail variopinto
ho il qi di un plinto
mi domandi qualcosa
ma è luglio e non capisco
sciolto nell’afa
nella melodia di un disco
luglio è un letargo
una vacanza forzata
un lavoro sporco
il carro di Apollo
in sosta vietata

(D)

bolle di sapone avrai nelle tasche
se per caso hai sentito
sinfonie del vento
avrai catturato
se dei concerti della terra
hai raccontato
di certo avrai vissuto
ora scrivi il tuo nome
milioni di volte
coi cerchi di fumo
vedrò la tua faccia
nei pavimenti di marmo
nei nodi degli alberi
e negli alti cirri
per sempre i tuoi tratti.

(D)

Sulle note di Venezia, la luna e tu

Un ammiratore segreto (mio cugino) ci ha mandato questa foto, che come in un sogno presenta tranquillamente assieme dettagli che da svegli ci sembrerebbero assurdi:

Un imbranauta con un suo libro sullo scaffale di una grande libreria?!

Vicino ad un libro della poetessa Merini?!

Un libro della Merini in una grande libreria?!

Un progetto collettivo della Scuola Internazionale di Grafica di Venezia

Scuola grafica Venezia

Dalle poesie del nostro (D) alcuni studenti del corso hanno tratto ispirazione per la realizzazione di un progetto grafico che integra la visualizzazione con il testo.

Le stampe, su carta da vuinuacciuolui riciclati, o riciclata da v. (Carta crush grape da scarti della torchiatura) sono accompagnate dalla poesia d’origine nella presentazione finale.

Il progetto si estenderà sperabilmente con la stampa di magliette, segnalibri, tazze per mancini, fari di batman, fiancate d’aereo ecc.

Non sciò sce ve scete accuorte ma ce abiamo mettuto pure la museca sulle belle parole de Linbranauto.

Dovete da cliccà su inalto s senistra indove che cè schitto “Menu” e annate a vedare la paginetta chessecchiama lavoratoio eccetere opure clicate qui se siete scolpiti nell’ebano.

I vostri devoti Imbranauti

Numero uno, dovete eseguire la missione almeno in due, così poi quando raccontate a casa l’avventura vi fate da spalla.

  1. Vestiti uguale, mi raccomando. Tenuta da dimensione pericolo, tuta aderente nera con filo arancio in fibra di carboncino, cappello floscio “indianajoneschieracostui”. Scarpe da trekking come per gita a Nanda Parbat.
  2. Quale canna? La numero 7 ovvio, quella da pesca al Marlin!
  3. Quale esca? Che domande, le trote mangiano cosi…. affari…quei robi con le alette, le rotell….le ungh…. chiederemo.

4. No scusa, 5. Tecnica di base: dalla fondamenta vicino al Ponte Piccolo (punto segreto di ritrovo delle trote) prendete slancio con la canna all’indietro. E via un bello strappo!
Se sentite tirare avete preso le braghe di Cassìn, pensionato di stanza al ponte.
Cercate di lanciare lontano, almeno 30 metri, però una raccomandazione! Attenti al vaporetto!! Se non calcolate bene la velocità rischiate di mancarlo!

7. Se qualcuno vi molesta dicendo assurdità sul fatto che le trote sono pesci d’acqua dolce , agganciatelo all’amo e lanciate con tutta la forza che avete, è un vostro diritto! Oppure forse potete sputargli, ma sempre meglio chiedere.

8. Se vi capita di allamare il taxi abusivo di Maicol Wu Vianello state saldi, farete un volo di venti metri poi sarà questione di equilibrio. Fare sci nautico senza sci sarà un’esperienza gratificante, verrete sballottati addosso agli approdi e alle rive come in un flipper e la pallina siete voi. Soddisfatti o frollati.

9. A fine giornata il bottino non sarà una delusione, abbiamo notizia della cattura di ben tre coprivater (di cui uno con pesce pagliaccio stampato) in una sola uscita, una lavatrice ( recuperato il solo timer) e sei cinesi del bar dietro la riva. Quest’ultimo gesto atletico è stato insignito dal sindaco in persona con la medaglia al valore civile di Bassano del Grappa, la prima che ha trovato sulla mensola dell’ingresso.

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Ricevute oggi le prime copie del nuovo libro di D-rex, con lacrimuccia di gioia.

mi fae
in jiiro pai campi
Vae
a spandelpissarott
me move come na anguea
a spander urea
Fae, vae
fin quande che devente tera
fin quande che ala sera
vae
in let coe gaine
e fae

D

galleggio
questo posso e lo faccio
galleggio, faccio il morto
fino al prossimo porto
mi lascio spostare
veleggio
con carrozzella a noleggio
arrivo con la marea
assieme alle alghe
affondo le unghie
nel pomeriggio
nell’infida purea
della vita a pedaggio

(D+G)