LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Categoria: Zona D

ti amo

tiamo perché riverberi in me
tiamo tuttoattaccato
senza scampo
tiamo ma ho le chiavi sbagliate
mentre distogli lo sguardo
e sommi gli istanti
tiamo
perché sei la pazienza
nella mia incostanza
è inutile che insisti
tiamo
perché non esisti

(D)

la ruota

il criceto ha un sospetto
mi guarda di soppiatto
e si domanda
chi dei due sia in gabbia
ci fissiamo un attimo
poi chiude gli occhi e spalanca il mondo
lasciandomi fuori
con la mia ruota,
solo un po’ più grande

(D)

Bull’s eye

pensandoci bene
proprio non conviene
e anche pensandoci male
o così così
inutile indagare il volo immobile
di un colibrì
la cadenza infinita
di ultime volte
della mia vita
meglio farsi di lato
e buttarsi di petto
all’insensata ricerca
di un centro perfetto.

(D+G)

Artificial Poetry

fiori e piante in modo semplice
e la prima parte della nostra storia
che non si vede
ma la prossima stagione di essere
è una delle cose che ho
non mi ricordo se ti interessa sapere come
ma il tempo di andare è giunto.

(T9)

Somma

l`alba è di ferro
con due monete sugli occhi
e le bocche piene di rubini
non raccontano meraviglie
non mi ricordo del giorno
in cui mi parlavi
non ricordo di averti sentito
mentre mi uccidevi
ma era solo una delle poche vite
che mi erano rimaste

(D)

è tardi

sai che ore sono?
non vedi che è tardi?
affrettarsi adesso è inutile
come rincorrere i rimorsi
regaliamoci due mani di bianco
scriviamoci sui muri
quando tutto dorme
ricominciamo da quel ti amo
inciso nel nulla
di una strada qualsiasi
prima di fare tardi per sempre
aspettandoci il giorno dopo
sul binario morto
di un treno sbagliato

(D)

tracce

tracce sparse
tracce di sangue
scie di una commedia
di una vita che langue
orme su orme
come ombre su ombre
dettagli invisibili
di glabre tenebre
siamo impronte consunte
di piedi di carta
confessione dei passi
di esistenze presunte
ci voltiamo nel viaggio
per poterci capire
e vederci daccapo
prima di morire
perché altro non siamo
che ciò che lasciamo.

(D)

Riflessi

cosa siamo adesso
di fronte a noi stessi
incastrati tra specchi e infiniti riflessi
frecce scoccate da un preciso mistero
ci attraversiamo copia dopo copia
Immersi nell’eclissi dell’autore,
come stracci bagnati di dolore
cosa siamo dunque
se non speciali chiunque
l’errore fondamentale di un dio frattale
che guarda se stesso infinitamente riflesso.

(D)

se questo

se questo è vivere
se questo è adesso
un sorriso sfiorato
sono mille risposte
che non pretendo
mi basta un minuto
per stare seduto
tra gli aghi di pino
in un attimo muto
e cadere paziente
in un campo di ovatta
chiamato “gente”
del resto è poco
starai pensando
e questo è tutto
ciò che domando

(D)

Basta un attimo

dove ho messo la mia faccia
ricordo il rasoio e lo specchio
una canzone ubriaca
il rumore dei piatti sbattuti
e lo scatto netto di te che mi poti il collo
mi guardo dal pavimento e mi domando
“dov’è la mia faccia”
e tu che mi rispondi
adesso sai dov’è la mia.

(D)