LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Categoria: Letture

Intervista con Nic Horbic

I: Mr Horbic, lei ha scritto un nuovo romanzo, su 5 persone sopra di un
cornicione che si vogliono buttarsi giù, dal titolo “Non buttarti giù”.
Di cosa parla?
N.H:: Prende per il culo o è davvero così? Cosa vuole che parli,
uno sul cornicione ha problemi grossi. Il libro parla di problemi grossi.
Però sono grossi per loro, non proprio che tutti li vedrebbero così.
Così quando si raccontano le magagne a vicenza l’uno risolve
i problemi dei altri,e così via finchè vanno a birrini insieme, alla fine.
I: Come mai nei suoi romanzi c’è sempre gente con problemi?
N.H::Ho capito, ci è proprio… Non conosco nessuno dei miei amici
senza problemi, comunque la gente senza paturnie è noiosa,
non posso scrivere 200 pagine su uno che non fa un cazzo tutto il giorno,
vicino alla piscina o al golf.
E poi sarebbe un po’ irrispettoso, nei confronti di chi tribola,
non crede?
La stragrande maggioranza della gente tribola, soprattutto i giovani;
per quello i miei protagonisti sono giovani e addirittura ragazzini.
Caosa vuole raccontare di un vecchio, che ha la prostata,
o i reumi ai ginocchi, per 200 pagine?
Non mi sono più ripreso dopo aver letto “A spazzo con Desy”.
Ho ancora l’orchite.
Bisogna andarci cauto a tirar fuori le magagne dei pensionati.
I: Bene, ed è già in cantiere il film su questo.
N.H.: Certo, anzi prima c’era il film se vogliamo , perchè da ragazzetto
siamo andati davvero sul cornicione, così, per fare i ribelle.
I: Com’è finita quella volta.
N.H.: beh, mi sono buttato sotto no?

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Jonathan Ames – Cosa (non) amare

Riguardando quelle foto di gioventù ho visto, ad onta di quanto pensassi all’epoca,
che ero un bel ragazzo; quel bel ragazzo che ero stato mi guardava da quel fossile,
e provavo dispiacere che se ne fosse andato. Volevo che tornasse, volevo dirgli di non avere alcun timore,
che il tempo delle paure sarebbe venuto, ma dopo; non sapersi apprezzare quando si è giovani è un tranello
in cui cadono in molti, è una tragedia minuscola che può distruggere un essere umano.

Jonathan Ames – Cosa (non) amare – Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2008. pag. 150

Ripostiglio

Insomma, una volta
che hai ripulito gli scaffali
dai cucchiai e dai piatti
che tenevi per gli ospiti
risulta difficile non ripulire
tutta la credenza,
coprire con lenzuola i mobili
delle camere che non vengono usate,
mettere in ripostiglio tutte le sedie
tranne una.
Risulta difficile
non sperimentare quello che comporta
la solitudine, una volta che hai cominciato.

Kay Ryan, “The best of it”, 2010

La lingua di Camilletti: dialetto siciliano

Chiccuttirridi: s.f., chitarra di pastafrolla suonata nei matrimoni tra pucciddi (vedi)
Lucillu Friddi: s.m., gelato di cuticuddi (vedi). Si mangia con un cartoccio di iatevenne (vedi)
Assorata, s.f., e ammammata
Sputichiodi, s.m., linguaggio gergale mafioso, è il fucile con le canne mozze il calcio mozzo e l’uomo che spara senza braccia.
Gurrusu Infamuni, s.m., è quello che bara al Monopoli: si porta i soldi finti da casa.
Camilletti rimbambiddu, s.m., riferito al noto scrittore siciliano che da anni fa finta di scrivere, e invece si infila i calzetti sulla testa perché fa confusione con la coppola.

Contro Venezia scolapista

Noi ripuliamo i passatisti, sfatti dal circo togni, fumammo fino a vederci i sogni.

Rifuliamo i turbisti, calamitamo e snobbamo i passapisti, gli antiquati frubinisti, sfondiamo i divani dei calamiti.

Noi vogliamo i cretini veneziani che dondoleno, ripuliamo i lettighi dei semicupo, i diamantini dei cretini, vogliamo che dondoli i militari, stracarichi di fumo, e la gondola carica di macerie che riempia le locomotive di fumo, i sempicupi pieni di oppio, e tutti i strafumati ingollati commercioni, che svendono i dolboni, li pennacchiano di ififici, venga il regno della sedia elettrica nella camera ammobilata, sediamoci là come sempicupi e fumeniamoci li antequari.

Boccione, Paraisà, Rostolo, Cretinetti

a Foster Wallace

quando ha raggiunto l’agognata
facies ippocratica perfino tuo padre
ha applaudito, tutti erano troppo stanchi
e tu per primo, che adesso pendevi

basta con i giorni e le notti
con la bava nel sonno
con i giochi e le torture

 

17/10/2008

Brueghel, la caduta di Icaro

Il disastro, l’irreparabile, è sempre marginale. E’ lontano, piccolo. La fine, la chiusura, è sempre minima, irrisoria. E’ il contrario dell’utile, grottescamente inservibile. Il disastro, l’irreparabile, è il niente. Il fuoco della vicenda è sempre da un’altra parte. Il disastro è sempre fuori scena, secondario. L’enorme peso del mondo è sempre spostato dall’altra parte della bilancia e la disastrosa solitudine del disastro è illuminata in pieno dalla luce più forte. La caduta e tutta la storia che la precede, tutta la disobbedienza di Icaro e l’amore di suo padre, tutte le raccomandazioni, finiscono per diventare microscopiche. La storia del disastro è ininfluente è il disastro è tale proprio perché totalmente inutile.

E. Gombrich, Ombre, Einaudi 1999

Kafka #2

Si è calato dal piccolo buco con l’aiuto di una corda sottile, scendendo senza fretta, metro dopo metro, finché la luce del buco di entrata non è scomparsa del tutto. E’ rimasto appeso nel buio, dondolando appena, tenendosi con una mano al cavo, girando su se stesso piano, probabilmente. Poi ha cominciato a tastare attorno con il braccio libero, alla cieca. Ha toccato cose ruvide, cose umide. Ha sfiorato pellicce mai viste di animali che gracchiavano, ronzavano. Eccoli, i racconti di Kafka. Uno dopo l’altro finiscono l’orizzonte dell’indescrivibile, sempre a un soffio dall’umorismo atroce: quando il dottore gli dice che la visita è finita e che se ne sta andando Kafka risponde, un secondo prima di morire: resti pure, dottore, tra poco me ne vado io.

Vladimir Nabokov

Si comporta così, Nabokov, si potrebbe dire come un maleducato, e lo fa spesso, sempre, anzi. Sembrano create per gioco le sue frasi e invece hanno una violenza visiva che a volte è dolorosa. Perché tutti vorremmo rimanere nei posti che conosciamo meglio, non è così? Invece Nabokov ti trascina di qua e di là, dove vuole, e non c’è modo di resistergli. Esseri umani rotondi, l’odore dei loro corpi, le frasi e le espressioni che fanno. Hanno un unico difetto, quello che non puoi toccarli, ma anche questo non è poi così sicuro. Dovremo stare noi, nei libri, non i suoi personaggi. Noi siamo piatti, avanti, è il momento di ammetterlo, noi ci comportiamo da controfigure. Viviamo la nostra vita in seconda battuta, per la maggior parte del tempo. Dovremmo imparare a vivere dai personaggi di Nabokov, a parlare come loro. Forse riusciremo a respirare sul serio, non come adesso, che facciamo finta.

Tommaso Landolfi, introduzione a “Una bellezza russa e altri racconti” Adelphi 2008.

ugo foscolo: i sepolcri

A pindemò, se bevemi du espressi
co frittate de tonno?
c’avemo un paio de secondi
pa fumasse sto ciospo d’erbe
e tornà en ufficio come ‘nimali
strappeni de meringhe…