LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Categoria: Gold One

metterò una virgola proprio qui,

a separare l’assenza
in un prima
e un dopo
animula parvula
di questa poesia vuota
da sola dovrai resistere

una goccia ha gonfiato
il foglio
qui
era pioggia
(cancellatura ha rimosso
un punto di domanda?)

(G)

Silenzio e cane

perdi il tuo tempo
ma fallo in silenzio
a cuccia
mentre la radio gracchia
ascolto i marziani
disturbare il tuo sonno

(D)

Una mosca

Una mosca

Sopra qualcosa

Che non voglio riconoscere

Si muove attenta

Dopo passerà al formaggio

Sopra al tuo tavolo

E agli stami 

Di quel fiore 

In attesa dell’ultimo amplesso

Con la sicurezza

Propria degli esseri

Che non hanno

Una filosofia del linguaggio

 

Grandi film 1 – Rochi

Il primo è un capolavoro assoluto, non ho mai capito come abbia potuto tirarlo fuori quel rintronato di Stanlione, secondo me l’ha fatto scrivere a uno studente e gli ha pagato un big one cheese. La storia in sè è semplice: anche lui è un rintronato, è fritto proprio, un pezzo di asbesto. Di sopra prende anche un fracasso di pugni però si innamora e diventa meglio di tutti. Ciononostante il film non è stupido come tutti gli altri dopo. Lui è più di bronzo della statua di Rochi, certo; è un portellone del Mose. Lui è secsi come un plinto, lei sembra un sanpiero impanato. Duttile come un traliccio, lui ha la stessa gamma espressiva di un pioppo e la gestualità di un parafango, l’emotività di una giacca di pelle, la capacità di empatia di un idrante. È flessibile come una dichiarazione di guerra. Però il film è un capolavoro assoluto.
È la profonda superficialità del protagonista a dare spessore alla trama peraltro esile, nella quale si leggono in filigrana le strazianti perplessità di una mente semplice. La totale mancanza di attitudine alla recitazione di Silvestro è un potente veicolo del pathos filmico.
Ci piace soprattutto ricordare la scena con loro al pattinaggio su ghiaccio, e la Adriana che si muove come se avesse i pattini di stucco, o quando il fratello di Adriana lancia il tacchino arrosto in giardino. Vertice, questa, di un surrealismo simbolista che pure permea ogni sequenza. Oppure quando, al negozio di animali, il cane Billo decide di aiutarlo andando ad abitare da lui.
Punto di forza sono i dialoghi sfrondati da ogni orpello linguistico, potenti nella loro cruda veracità fino all’autoironia, come nel dialogo tra Rochi e il vecchio allenatore: ”Sono stato bravo, e tu dovevi vedermi. E tu – rivolgendosi a un altro – tu dovevi vedermi anche tu”, o il tranciante ma affettuoso “vaffanculo Rochi sei un rompicoglioni” della ragazzina sboccata, in risposta alla paternale maldestra del Rochi Pigmalione. Punte espressive queste che portano lo spettatore ad un’indagine interiore tormentata e all’approfondimento dei cuba libre senza ghiaccio.
È solo grazie alla sua potente mancanza di interpretazione se questo è un capolavoro, se avesse saputo recitare avrebbe di certo appiattrritt…. appiatptt… ha vinto l’oscar come miglior attore non protagonista.

A guera

nun se po’ di’
‘un semo normali
ce scannamo ppe’ gnente
proprio come maiali
famo piazza pulita
der nuovo e der vecchio
nun sapendo perché
e bbonanotte ar secchio
c’avemo de tutto
bisogno de niente
paesi ricchissimi
de povera gente
ma er monno nun ce abbasta
volemo le stelle
e nun sapenno cazzo fa’
bombardamo pure quelle
l’omo è piccolo
e pure un po’ maniaco
sogna d’esse er dio suo
bombardando lo zodiaco
à da esse legge cosmica
che nun se riesca a sta’ bboni
ce agitemo su sta palla
come fussimo elettroni
è mmio, è ttuo
c’ho raggione e c’ho ttorto
alla fine se sà
vince quello ch’è mmorto
sette mijardi, famo otto vallà
su sta biglia a ffá danni
più dellà che deqquà
cosi famo da mijoni de anni
na guera tra insetti e minotauri
cchèttedevodì
next stop, Proxima Centauri

(D+G)

Annatale

annatale
tuti fiamo festa
ce sparamo li razzi
dda fenesta a fenesta
ce cavamo li uocchi
e finimo all’ospedale
puro ar pronto soccorso
festeggiamo er natale
‘cco li bbotti da un chilo
effetto sorpresa
mo li famo scoppià
dint’a sala d`attesa
co’ la bbonba e maradona
e gingue diti de scorta
ce facciamo saltà
‘a carrozzell`e nonna morta
petardazzi e controcazzi
te stioppano u cervelle
ma siccome nun cellai
fanno solo un macelle
toh pioveno mignoli
na grigliatina e wurstelle?

(D)

‘o vero ammmore

o mhicrocavvallo
non so se sei bello
sei micro, cavallo
mi ami paziente
a me, proprio a me
che non merito niente
facciamo du selfi
cosa ne dici
bachiamoci in bocca
mostriamo alli amici
facciamoli vedere
quanto siamo felici
minipony fassinoso,
no farai lo scontroso?
sei forse adirato
per il mio fiato puzzolato?
ficcame pure
du zocoli in bocca
chiudeme fuori
da questa bicocca
ma lo devo pure urlare
in faccia a sta ggente
che l’amore tra umagni
è robba da gnente
facciamoje vede
er volto reale
peddavero, chedé
l`ammore interrazziale
oltre a le carrubbe
più forte der metallo
er legame tra l’omo
e il suo microcavallo

(D)

per stephan

Scarafaggio

nero legionario
blatta coatta
incubo cosmopolita
titano Metropolitano
bunker a sei zampe
ma questo non basta
le lusinghe non ti fermeranno
ostaggio di uno scarafaggio
non riavrò la mia vita
a suon di chiacchiere
sarà una guerra
un’ecatombe
tu esercito lucido
conquisti la cucina
io Don Quixote isterico
pantofola assassina
insieme coleremo a picco
andremo a fondo
in una danza del cielo
fino alla fine del mondo

(D)

maestri

i nostri passi incerti
le strade storte
la sorte
maestri le cose morte
gli amici i nemici
i delinquenti e i deficienti
maestre le botte
e la santa ragione
maestre sul muso
le cinque dita
che alcune volte
ti salvan la vita
maestri i maestri
giovani vecchi
maestri gli uccelli
e pure gli specchi
la musica, la malattia
gli antichi proverbi
a varcare porte aperte
basta la voglia
d’oltrepassare la soglia
errare è umano sicuro
e sbagliando s’impara
ma davanti a noi
sempre lo stesso muro

(D)

l’ultima carta

si muore due volte
dicono
una come si deve
l’altra appassendo
sulla bocca di qualcuno
nominati un’ultima volta
così gioco la mia carta
scrivendo il dolore
la gioia, l’amore
ma non c’è nulla da fare
potessi almeno dimenticare
offrire il collo al boia
e al cappio della noia
sparire, come le scritte sui muri
lavato dalla pioggia

(D)