LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Categoria: Parzifal

Intervista a Kotrok Fotrok, guru dell’intelligenza artificiale

Par : Sig. Kotrok, cosa si intende per intelligenza artificiale?
K.F.: Uno che alza, fa la doccia con il loden, distrugge in retromarcia un muretto e prende 600 Euro di multa per parcheggio in sosta vietata.
Par : Dicono che i robot cercheranno di ucciderci tutti…
K.F.: Macchè. Sono macchine delicate. Basta buttarci sopra una secchiata di marmellata.
Par : Google diventerà sempre più intelligente.
K.F.: Beh. Ieri gli ho chiesto di tradurre “good morning” e lui ha scritto: “BUON ELLISSOIDE PENTABOLARE CIRCADIANO”.
Par : Quali vantaggi avremo da un’intelligenza artificiale superiore?
K.F.: Potremo guardare per tutto il giorno il format “Completamente suonati, ma con delle basette perfette!!!”

Flip Pato intervistato sul big bang

Int.: Ormai tutti hanno sentito parlare della “particella di Dio”, il Bosone di Higgs… un surfista totale pensa anche al cosmo, alla nascita di tutto?

F.P.: come che no? quando sono sotto il tunnel di onda che SWOOOSSHHH mi dico : “uaoo, ma chimmela fatta sta onda? poi sdasshh sei sonmmerso e tutto ritorna nel tutto….il cosone di Xs non so mai sentito però un surfista sa che tutto è uno e uno per tutti, che la materia è energia e così via…il surf vivi nella natura che comanda con la sua forsa sopanaturale, non è difficile pensare che all’inizio PUMM, tutto ha inizio. solo mi è un p’Ho difficile pensare all’inizio, perchè mi viene sempre in mente ” e prima ancora? prima che c’era il puntino strapieno di energia? chi ce l’ha messo il puntino? ma poi rieccoci sulla cresta, alla velocità della luce, e allora capissi che non c’è ne domande nè risposte, solo SWAASHCHCHsshh la forza dei cosoni delle onde che poi è la stessa, in piccolo, dell’universo, no?

Cosone

Intervista con Carlo Rubbia:

Rubbia:”Sì. Il circuito che abbiamo creato qui al Cern
ha lo scopo di trovare la particella da cui tutto è nato,
il Cosone di Briggs, che risponde alla domanda: “è sì o no = a mc2?”
L’accelerone frenato viene sparato a velocità vicina a quella dell’interruttore della luce,
uno in senso mano, uno in contromano,
come quando i camionisti dei tir guidano stracarichi di vodka,
e vediamo un po’ cosa succede”.
Int: “E cosa potrebbe succedere, una catastrofe?”
Rubbia:” Che ne so. Le importerebbe tanto di sparire in un nanosecondo?
ci tiene a estinguere il mutuo? Perchè tutti hanno tanta paura di finire lì?
Al massimo uno muore, cos’è di fronte alla meraviglia dell’universo?”
Int.: “Non so, vedo mamme che si preoccupano per la tossetta insistente del figlio,
gente che cura l’abbronzatura, gente famosa
che ci terrebbe a esistere ancora per un po’…”
R.: Bisogna rimettere le priorità al loro posto… vedere cosa cacchio succede quando sparo
un’Affarone contro l’altro; mi pare meglio che scegliere il sugo per la pasta,
mi corregga se ha un’altra impressione.”
Int.: “Certo se la mette sul piano filsofico…”
R.: ” No nò, non è quello il piano: deve figurarsi una formica. Una formica nera.
Una scarpa che la schiaccia. Il senso dello schiacciamento per la formica.
il senso dello schiacciamento per la scarpa.Così si
avvicina all’idea dell’esperimento.
Parlo della nascita dell’universo, non
della nascita di un vitello… non so, mi viene in mente solo
quel pezzo di frankenstein Junior, sa quello dove urla
“DAI….PIU?…VITAAA!!!”

Che ne so

Parzifal, camminando nella casa foderata di libri del filosofo: Ha letto davvero tutti questi libri?
Filosofo: Macchè, sarebbe impossibile. Ne ho letti soltanto quattro, ma con la massima attenzione.
Par.: Quattro? E quali sono?
Fil.: Che ne so. Li scelga lei

Le interviste da sogno: Parzifal intervista Dolce e Gabbana

Parzifal: Quando avete cominciato ad occuparvi di moda?
Gabbana: Dal liceo. Ero circondato da roba da paura. Brufoli e braghe a campana.
Par.: Così lei ha deciso di cambiare l’aspetto della gente…
Gabbana: Per prima cosa mi sono dedicato a me stesso: sono rimasto calvo e ho perso due molari.
Par.: E lei, Dolce, che cosa ha da aggiungere?
Dolce: Prima di incontrare Gabbana avevo un lavoro di responsabilità: dipingevo le panchine del parco. Poi la mia vita è cambiata. Mi sono ritrovato di colpo nel mondo della high society, in mezzo a feste dove la gente fa le smorfie. Lì ho imparato che più sto zitto meglio è.
Gabbana: La prima cosa che gli ho insegnato è che il cervello serve per tenere su il cappello.
Par.: Credevo fosse la testa.
Gabbana: Ah, sì.
Par.: Chi è stato il primo a fidarsi del vostro talento?
Dolce: La contessina Materassoni di Obliterata. Lei ci ha presentato le persone che contano.
Par.: Cosa intende dire?
Dolce: Che contano nel mondo della moda. Tutta gente che va alle feste, che fa sfilate, che spaccia. E poi yacht dappertutto, viali del tramonto, osteoporosi e succedanei del caviale. Alla fine abbiamo conosciuto anche Pony, quel nazistone. Ha uan camera piena di reliquie: le anfetamine di Goering, il vibratore in puro teschio di D’Annunzio, la svastica ripiena per il compleanno dei figli di Goebbels.
Par.: Dicono che il mondo della moda è inquinato dalla droga.
Gabbana: Noi abbiamo fatto soltanto uso di sostanze consentite: eroina, crack…
Parzifal, sorpreso: Queste non sono sostanze consentite.
Gabbana: Sto parlando delle feste, mio caro, DELLE FESTE!!!!!

Adof Hiflof intervista Sarah Pataplunkt, fisica che rifiuta la teoria delle stringhe

Adof: Cosa l’ha spinta a credere che la cosiddetta “teoria delle stringhe” è tutta una montatura?

Sarah: Il suo autore, Boy George, fa finta di essere intelligente. Per tutta la vita ha fatto finta di essere un genio dimenticando di infilarsi i calzini, uscendo in mutande in pieno inverno… un furbo, insomma. Fa anche finta di capire la matematica, ho visto con i miei occhi gli appunti che prendeva a una conferenza di fisici: disegnava un sacco di pescetti.

Adof: Cosa propone lei di nuovo? Insomma, avrà una sua teoria da contrapporre a quella delle stringhe?

Sarah: Per adesso sto piegando dei fogli di carta. Più uno li piega e più diventano piccoli e questo mi ha fatto pensare che forse abbiamo perso qualche dimensione. Una o due, credo. Sono riuscita a piegare anche mio marito, se è per quello. Adesso è piatto, anche lui perde le dimensioni. Ogni tanto mi ci siedo sopra. Me ne accorgo perché lui ha la mania di bestemmiare.

Adof: Quanta fantascienza c’è nella sua nuova teoria?

Sarah: Fantascienza poca. Molti gialli, quello sì. Mi piace leggerli a rovescio, capovolti, capisce?

Adof: Certo. Lei sta facendo qualche cura?

Sarah: Prendo vitamine, un mucchio. Le succhio finché non perdono il colore e poi le sputo.

Parzifal intervista il gruppo di Diablorock i “Megaton”

Parzifal: Perché vi siete conciati così?
Risponde Botulino, la testa pensante del gruppo: Dbbbblll…..dblllllll…..bbbllll.
Par.: Certo non dev’essere facile parlare con un lucchetto sulla lingua. Proviamo con Ferramint, il chitarrista del gruppo. Che tipo di persone frequenta i vostri concerti?
Ferramint: I bikers con l’elmo nazista e le Harley. Quando arriva il momento di “Non mi sono fatto niente”, la nostra canzone più famosa, ci sparano con i bazooka e improvvisano una guerriglia.
Par.: Siete famosi per i tafferugli.
Risponde Ku Klux: Non so. Durante i concerti porto sempre quel testone di cartapesta e non vedo niente. Sento dei rumori, sembra qualcuno che aspira la minestra.
Par.: Come riesce a muoversi sul palco?
Ku Klux: Inciampo, sono più per terra che in piedi. Microsoft, lui sì che è una cavalletta.
Par.: Microsoft, un altro mito dei giovani. Dov’è che non lo vedo?
Ku Klux: E’ andato con la moto sotto allo schiacciasassi.
Par.: E’ morto?
Ku Klux: E chi lo sa?
Par.: Mi porta a fare un giro con la sua moto?
Ku Klux: C’è mia moglie incastrata dentro e poi non ho i pantaloni di pelle.
Par.: Ma ecco il batterista del gruppo, Bisnes Isbisnes.
Bisnes: Raccoglievo le lattine usate con il carrello del supermercato. Una volta che ne hai raccolte diecimila ti danno in regalo un Winnie the Pooh di gomma. Ho cominciato con il cartone. Sa, dormivo dentro a uno scatolone. Prima di entrare ci battevo sopra per far scappare i topi. Da lì è nata la mia passione per pestare. Mi ha visto il nostro manager, si è messo la tuta e la maschera e mi ha fatto tutto bianco con il DDT e poi mi ha dato un miliardo.
Par.: Questa triste storia è scritta sulle rughe del suo viso.
Bisnes: Se c’è scritto qualcosa sulla mia faccia è perché ho preso il sonno sopra ai timbri.

L’arte di incartare

Incontri con la grande arte: Parzifal intervista Clinto.

Parzifal: La faccio una domanda alla quale lei avrà già risposto chissà quante volte: come le è venuta l’idea di incartare i monumenti?
Clinto: Incartare non è la parola esatta. Io imballo. Li imballo perché se no si rovinano.
Par.: Lei ha imballato le piramidi e la muraglia cinese. Quale idea ha in cantiere?
Clinto: Imballare Clinton. Gli lascio un buchetto così può suonare il sassofono.
Par.: Così ha deciso di dedicarsi alle persone.
Clinto: Proprio così. A casa ho già imballato tutti. In giardino c’è il postino. Mi è costato un rotolone di pellicola trasparente ma è venuto bene. Lei sarebbe disposto… (Clinto tira fuori un rotolone di pellicola trasparente).
Par.: Magari quando l’intervista è finita. Quand’è che si è accorto di essere un artista?
Clinto: Molto presto. Ho passato qualche hanno alla scuola d’arte ma non mi capivano. Mi ero murato vivo in gabinetto ma quelli non hanno capito la performance e hanno buttato giù tutto con la palla da demolizione. Lo sa, quella palla di ferro che va su e quando…
Par.: Lo so cos’è. Così si è ritirato ed è cominciato la sua avventura.
Clinto: Ho capito l’importanza della confezione. Ho inventato il vestito di cartone, quello grosso. Non ci si può muovere ma se uno cade fa un bel rumore e tutti si girano. Nel mondo l’unica cosa che importa è la confezione, tutti sono convinti di questo.
Par.: La sua sembra quasi una critica alla civiltà dell’apparire.
Clinto: Dello scomparire, vorrà dire. Quando tu imballi uno lui sparisce, no?
Par.: Ha ragione. La sua ironia è davvero profonda.
Clinto: Quale ironia? Sto solo cercando di anticipare i tempi. Tutte quelle robe dentro in cartoni, sotto alla pellicola… chi le vuole? L’importante è l’imballo, e questo è tutto.
Par.: La ringrazio per avermi dedicato il suo tempo.
Clinto: Grazie a lei. Adesso, se non le dispiace… (Clinto comincia a srotolare la pellicola trasparente).
Parzifal, allontanandosi di corsa: Ho l’autobus delle tre e dieci, sono in ritardo.

Parzifal intervista Brad Pitta, reduce dal film “Troy”

Par.: Sappiamo che lei si è esercitato duramente per ottenere bella muscolatura.
Brad: Ho fatto una dieta a base d’acqua: punture d’acqua, acqua solida… mi ha seguito il dottor Kevorkian.
Par.: Kevorkian? Questo nome non mi è nuovo.
Brad: Può essere. Qualche anno fa era famoso come “Dottor Morte”. Era quello che faceva l’eutanasia a quelli che stavano bene e anche a un sacco di parenti.
Par.: Gli avevano dato ottantadue ergastoli, se non sbaglio.
Brad: Poi gli avvocati lo hanno tirato fuori e hanno messo dentro i giurati.
Par.: Ma torniamo alla sua dieta…
Brad: Acqua, ecco tutto. Kevorkian mi ficcava con la testa nella vasca da bagno piena d’acqua e mi teneva sotto. Di notte mi rovesciava secchioni d’acqua sul letto e per tutto il giorno mi seguiva con uno spruzzino. E poi, esercizio, palestra.
Par.: E’ ricorso ad aiuti ormonali?
Brad: Soltanto quelli per i cavalli, è normale. Cinque punture di progesterone per aiutare le ovaie e cinque di anabolone per le palle. Cortisone come se piovesse e omeopatia.
Par.: Lei dunque ha fiducia in questa medicina alternativa.
Brad: Fiducia no, però mi piacciono tutte quelle bottigliette.
Par.: Come si è trovato nei panni di Achille?
Brad: Achille? Ma non era Patroclo? Comunque mi sono innamorato per davvero di Lana Balana, quella che ha fatto Elena. Mi sono innamorato delle sue trecce di stoppa, dei suoi denti da cavallo. A proposito di cavallo, mi hanno chiuso dentro a quello di legno e per poco non resto lì dentro per tutta la vita perché si era bloccato il portellone. Poi lo hanno aperto di colpo e sono caduto giù da quindici metri sopra alla macchina da presa.
Par.: Si è ferito?
Brad: Io no, però adesso l’operatore continua a fare piroette.

Parzifal intervista Homo Lobo, il fisico che sta costruendo il più grande acceleratore di particelle

Parzifal: Allora, dottor Lobo, manca poco al termine dell’opera.
Homo Lobo: Proprio così. Abbiamo fatto il buco di sei chilometri per sprofondare le seimila tonnellate dell’acceleratore. Adesso lo monteremo sotto terra per evitare disturbi.
Parzifal: E’ costato molto, l’acceleratore?
H.L. : Sei milioni di miliardi di dollari.
Parzifal: Però!
H. L. : Se uno vuole sapere cos’è la materia deve tirare fuori i conquibus.
Parzifal: Che cosa cercate di ottenere, esattamente?
H. B. : Facciamo andare due protoni alla velocità della luce e li facciamo scontrare.
Parzifal: E poi?
H. L.: E che ne so? Faranno bang, immagino.
Parzifal: Tutto qua?
H. L. : Le pare poco? Alcuni dei miei colleghi dicono che faranno sbing. Ma qui le opinioni ci dividono, come avrà capito.
Parzifal: Grazie, dottore.