LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: febbraio, 2019

Più fragili dell`aria

più fragile dell’aria
più vecchia delle piramidi
una coppia dimentica di esistere
nel pomeriggio vuoto
di un parco muto
esclude il mondo
mano nella mano
raccontandosi con gli occhi
ancora un giorno
ancora una volta
dimenticandosi di morire

(D)

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Vuoi una poesia

Non poesie
Equivalenti alle foto dei tramonti
Roba facile da digerire
Non laccate frasi scontate
Fast food emozionale
Per chi sui sentimenti
Chiede sconti
Parole al cioccolato
Per palati anodizzati
Per chi ha tempo limitato
Frasi al caramello
Per chi non ha cervello
Immagini indecenti
Per branchi di dementi
Ma morsi allo stomaco, schiaffi
Violente carezze, epitaffi
Non il noioso malinconico vuoto
Ma carne su carta
E visioni potenti
Scrivete di questo
E morite contenti.

(D+G)

Battello

di sponda in sponda barcolla
carico di uomini e ombre
come ologramma nebbioso
lo scafo ottuso
sazio di carne indigesta
sospeso sull’acheronte locale
dell’urbana convulsione
le spalle rotte da troppe fermate
rovescia volenterosi automi tesi
condannati al moto perpetuo
dell’io che vuole essere
fino all’ultimo approdo

(D+G)

Lo stile non si insegna

Anatre

stupide anatre ridono
in delta perfetto
nel cielo ridono
d’accordo si dicono “guardali,
sassi spennati su inutili trampoli
si credono uomini”
e ridono
screziati screanzati
garruli stormi insistono
“ridicoli bipedi, non sanno volare”
stupide anatre le sento parlare
nel loro antico pigro migrare
inchiodato alla terra
immensa prigione
stupide anatre
hanno ragione

(D)

Limbranauta – il lato D

Vuccano

tami um vuccano che ci abhito indrentro
la lava lavala
desso che è spento
che quando se sbellia
è tuto contento
e scoppia felice tanto che piange
lacrime al fuoco giù dale guance
vuccano vuccano, pecchè popio adesso
torna dommire che ascolto i tuoi sogni
lassami qua a lavarti la schina
e fami le fusa come un gatina
fatti catino inquando che piove
co l’occhio solo che guarda il sole
resta tranquilo pè naltri centani
ti chiedo sulserio di non fare dani
vuccano dormi del sonno perpetuo
almanco finche no pagarò el mutuo.

(D)

il cerchio

un egocentrico narcisista
che si abbraccia esclusivo
e di sé fa confine
si chiude in se stesso
rincorrendosi a più non posso
nella sua incomprensibile semplicità
meglio dei triangoli però
carichi di boria
e gerarchica spocchia
di gradi maggiori e lati minori
di angoli ottusi e ipotenuse
alla radice elevate a potenza
pieni di punte
pieni di violenza

(D+G)

Siegoli (cefali)

A me i siegoli non mi dicevano niente
mi guardavano e basta
in tralice
col sospetto di un occhio solo
giudicando il mio mondo rovescio
fatto di aria e ombre
per poi tornare a faccende più serie
come respirare l’acqua
guizzando nel marcio dei canali
tra eliche e memorie
di ciò che non siamo mai stati,
capaci di esistere

(D)

Limbraremo

Poche note a margine dell’appena conclusosi festival di Sansemo.
La fotocopia sciupata del già imbarazzante festival dell’anno scorso è da poco tramontata sui suoi inutili sforzi: direttone autistico ancora Blaudio Coglioni, accompagnato dall`immarcescibboli Claudio Bismark e da una molto brava, talmente brava che non mi ricordo il nome. Ancora sul palco, col fascino di un cataclisma e l’età di tutti i concorrenti più il pubblico, Ornellaia Venoni sembra un triceratopo e alla fine della sua piece la portano via in una bacheca per le datazioni col carbonio 14.
Ovviamente, per par condicio,anche la Patty Pravda fa la sua apparizione, accompagnata dal toy boy gerontofilo: non si capisce nulla quando parla, figuratevi quando canta, anche se dire “canta” nel suo caso è un ossimoro. Alcuni complottisti hanno dichiarato, dopo averla vista, che finalmente abbiamo la prova inconfutabile dell’esistenza del famoso alieno dell’area 51.
Grazie ad una vita dedita alle psillocibe, e ad una forte autostima, sfoggia un look “vedo non vedo, era meglio se non vedevo”, totalmente inaccettabile. Non più in grado di capire quando smetterla, hanno dovuto abbatterla per carità cristiana.
Vocelli dal canto suo trasferisce le sue velleità tenorili al figlio, che vola dal nulla all’Ariston senza passare dal via, con un endorsement da nepotismo papale papale.
Loredanal Berkel affetta il pubblico con il suo inconfondibile timbro muriatico, che nonostante tutto ha ancora il suo bertè.
I gli il Volo non li nominiamo apposta come damnatio memoriae perché sono l’araldo della strozza abusata e della musica da cesso chimico di cantiere.
Le nuove leve si fanno notare per l’assoluto disprezzo per l’intonazione: è giunta l’epoca del clavicembalo ben tempurato. C’è da vergognarsi al posto loro, al mio dalmata sono cadute le macchie, è proprio roba da sangue da naso, da latte alle orecchiette, da smettere subito di scr

ps: visto che hanno sbrinato Pippi Baudo perché non hanno tirato fuori dal compattatore anche Topocutugno ? Questo è un complotto, è la lobby dei Blaudi Caglioni contro i populisti sovranisti dell’itagliano vero, è un attacco al libero arbitro della tv di Stalin, un restaurazionismo destrutturalista reazionario e qualunquista va benista purché sia pippobaudista.

(D)