LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: dicembre, 2013

Il Racconto di capodanno di Peppa Ursoni

Era ieri; l’ultimo dell’anno. Vado a trovare la mia bisnonna in geriatria a Venezia che non ne vuole sapere di levarsi dalle spese. Oggi tocca a me; mia nonna ha il diabete e mia mamma ha vegliato per dieci giorni consecutivi, natale e santo stefano compresi.

Nella stanza con la bisnonnina c’è quella con l’Alzheimer che urla “GRAAAAHHHHH”, poi una colla lingua tutta di fuori e di lato che non so proprio come faccia così innaturale che è là, e una legata che bisbiglia continuamente “aria…aria…aria…” e via così.

La mia bisnonnina invece dialoga fitto fitto coi moscerini sul pavimento che non sento una madonna ma che se ci fai una domanda  del tipo “haimangiato” o “haidormito” si sveglia di colpo con un “COOOSAH?!” che ti ribalti indietro colla carega che poi ci pensi meglio, a farci delle domande su ste cose fisiologiche.

Questa è la stanza; io e le vecchie. Finché non entra la figlia di quella con l’Alzheimer. Una tardona che si trascina come Madame Medusa. Ma senza i coccodrilli, così ci perde in grinta. Poi c’è la faccenda della psoriasi, che si gratta con quelle unghione facendosi nevicare squame tutto intorno e uno comincia a pensare a chi se la prende sta qua.

Com’è e come non è, Madame Medusa si appoggia al capezzale della madre. In piedi, afferrando il tubo ai piedi del letto. Si tiene insomma. Sta per crollare. La palpebra comincia a tremare e di colpo si stampa il mento sul petto. A posto così; senza coccodrilli di guardia, la psoriasi e pure narcolettica.

Cronometro sette minuti esatti e MM rialza la testa e mi guarda con l’occhio da tossica:

–          “ma tu (pausa indecifrabile) cosa fai per capodanno?”

–          “ma non so (pausa di sgomento) gli amici; devo ancora sentirli…”

–          “ma io avevo organizzato tutto (pausa. Viaggetto nell’Ade e ritorno) ma ho dovuto mandare tutto a monteee” (piagnucola)

–          “eh, succede (pausa di circostanza checazzodicoioaquesta?)”

–          “non me la sento con lei qua in questi stati (si gira verso la madre – “GRAAAAHHHHH” – mia bisnonna – “COOOSAH?! EH, SI’ NON SI PUOOOH!”- si rigira verso di me e mi mostra le unghione frignando su popò di lavoro che le hanno fatto e quanto ha speso per sto lavoro)

Ammiro le nails dipinte dalla manicure. Sfondo rosa. Sugli angoli la sezione dell’orologio disegnata con dei brillanti segna il conto alla rovescia verso la mezzanotte. Manca cinque sul pollice, tre sull’indice, due sul medio, uno sull’anulare e il botto di champagne sul mignolo.

Se non fossi il sindaco di questa città mi sarei commosso. Perché alle persone bisogna anche volerci bene. Anche a una poveraccia come Madame Medusa e la sua sgangherata solitudine. Orrenda donna che cade a pezzi ma che continua il suo sogno d’amore. Ce lo puoi anche perdonare il casto Kitsch di una mezzanotte che non arriverà mai.

Sì, perché io resto il sindaco. E l’unica cosa che mi viene in mente di dirle per levarmela di torno è che tanto, al conto alla rovescia, si sarebbe addormentata sull’anulare-manca-uno ficcandosi l’unghia tra le squame della fronte.

 

peppaursoni

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Le interviste da sogno: Parzifal intervista Dolce e Gabbana

Parzifal: Quando avete cominciato ad occuparvi di moda?
Gabbana: Dal liceo. Ero circondato da roba da paura. Brufoli e braghe a campana.
Par.: Così lei ha deciso di cambiare l’aspetto della gente…
Gabbana: Per prima cosa mi sono dedicato a me stesso: sono rimasto calvo e ho perso due molari.
Par.: E lei, Dolce, che cosa ha da aggiungere?
Dolce: Prima di incontrare Gabbana avevo un lavoro di responsabilità: dipingevo le panchine del parco. Poi la mia vita è cambiata. Mi sono ritrovato di colpo nel mondo della high society, in mezzo a feste dove la gente fa le smorfie. Lì ho imparato che più sto zitto meglio è.
Gabbana: La prima cosa che gli ho insegnato è che il cervello serve per tenere su il cappello.
Par.: Credevo fosse la testa.
Gabbana: Ah, sì.
Par.: Chi è stato il primo a fidarsi del vostro talento?
Dolce: La contessina Materassoni di Obliterata. Lei ci ha presentato le persone che contano.
Par.: Cosa intende dire?
Dolce: Che contano nel mondo della moda. Tutta gente che va alle feste, che fa sfilate, che spaccia. E poi yacht dappertutto, viali del tramonto, osteoporosi e succedanei del caviale. Alla fine abbiamo conosciuto anche Pony, quel nazistone. Ha uan camera piena di reliquie: le anfetamine di Goering, il vibratore in puro teschio di D’Annunzio, la svastica ripiena per il compleanno dei figli di Goebbels.
Par.: Dicono che il mondo della moda è inquinato dalla droga.
Gabbana: Noi abbiamo fatto soltanto uso di sostanze consentite: eroina, crack…
Parzifal, sorpreso: Queste non sono sostanze consentite.
Gabbana: Sto parlando delle feste, mio caro, DELLE FESTE!!!!!

E’ Arte. Lo capirebbe anca un siemo.

(Quando eravamo di carta. 1993)

Ha tirato fuori l’arte da dove che l’arte non c’è,spaccando violini e violoncelli sulla testa della moglie e poi mettendoli in vetrina! A voi signori,dopo anni di gioco delle tre carte all’angolo, Tarmà Asmàn, non mi ricordo più bene, l’uomo che sfascia i violini e li fa arte vera e principalmente li attacca ai muri,che ci costano i occhi. Intervista alla moglie di Fiabamàn: “mi fa male di testa, mi da sempre i strumenti sulla testa, quando non attacca i pennelli con la pittura, mi da i violini sulla testa, per l’arte, ho capito, ma mi fanno male i capelli; anche se prende tutti i soldi, io con il mal di testa non ci ho voglia di fare niente. Anche al ristorante si porta i strumenti, e al secondo di pesce me li spacca sui corni…”

Intervista al venditore dei colori:”ci compra pacchi di tubi, e li prova in negozio, mi impenisce tutto di pettura, anche la gente che viene a comperare matite, si vede che è vera arte, lo capirebbe anche un scemo.”

Intervista a Impiantàn: “si ha capito che l’attacco è strumento che diventa arte nel momento stesso che mia moglie lo rompe con la testa, o alternativamente ci attacco tutti questi pennelli che mi costano i occhi per attaccarli con vernice per aspettare poi i mesi che si asiughi, ‘sta vernice, è arte vera la capirebbe anche un siemo.”

I GSM: scontro nautico

Nella stessa Love Boat? Nella stessa crociera? Incredibile ma vero! Le Modelle Internazionali e i Pornoattori Indagati! Come due eserciti dell’amore! Si scontrano sul ponte B, di fronte al Kebab Marino! Scintille? Ma certo! I Pornoattori Indagati, frastornati dalle onde, tirano fuori il loro Monopoli! Piantano casette e alberghetti dappertutto! Anche nel gelato alla menta! Stravincono e le Modelle Internazionali si strappano i tacchi delle scarpe! Roba alta dieci metri! E piangono come bambine!

Il zervello

Il zervello checciài, coppliccatto come mai,
simete a girà a vuoto, semette a iggrippasse,
lo perdi dallestaffe, nurriesciattennello, dai,
peccoppa deqquattrro pessierri pilloni,
percccoppa delle quatro osscessioni
chetttesmagino littempo, cettoccludono
li capimento. Saressi felicio, nunnavessi
stippesieri fissi, sto rimuggino contigno,
sto turnaeritunna ce nutteppemmette
deddibbbasta, deddì monnàmo,
deggirà la paggina, dalliberatte
dall’amo. Nuzzapprammai, loggiuro,
maccoa schiattatte, cozza vuollebbe dire
rizpirare a pieneppommone, gardare li sole,
frecasse dettutto, ridecchiare devrutto,
come si noffussi ssolo, come se guidassi il coro,
come se niessuno te dicesse
le paroette nell’oreccchie.

Mia moglie mi dice

Mia moglie mi dice: togliti il cappotto
quando vieni a letto e mi dice:
togliti le scarpe, quando vieni a letto.
Ma lei non capisce che potrebbe
venire qualcuno molto pallido
che ti dice in un orecchio:
adesso che sei pronto
andiamo.

Le Monde

“Una cosa mi pare ormai evidente.
I paesi poveri arricchiscono l’uranio.
Quelli ricchi lo impoveriscono.”

Lezonzwei

Il sogghietto: esso zubise lazzione. Esso ci tocca de zupportà tutto locchecappita: nu terromomto? Ezzo sellozzubisse. Nu stunnammi? Ezzolosszzubbisse. Esso noppuò che zzubillo, essenso il sgghietto per sdefinsione. Invesce il cplimettoggetto esso è il coso. Il omplimetto avevbale ha la rrisponzablitò dezzubì. Purollui zzyubbisce. Ma chi è cche aggissse? Si potremmo definillo coppli9mentoggetto, nel zesso che falliccupllimenti, primmollei, doppoddellei. Esso dopcottyuttuo subisse puroello, tuttichestanno azzubbì, ecco la sfgreamatica. Le reggole soppuro sepplifficate, mejo pattutti, no?

Leson pirma

Come pirma lesione di neuespracht si parrecchio oppottuno de inizare dal vebbrro ireolaere: volglio.

Io vuolbo
Tu vobbloblob
Egli volta
Noi vuollessibbo
Voi vladivostock
Essi invollolano

Come si povvedrersi la rieolarità del vebbo è azziendale. Si ripeccuoto ance sulla volabilità di suddetti avviluppi scheanzati: essi si multiplicano:

Io viliacco
Tu poracchio
Egli ammadrappa
Noi vuolsicolà
Voi dovessipuuotte
Egli docchiiiiisciiiotte

Goering

E’ un Adone flaccido. Quando guardo alle sue foto in tuta da aviatore, durante la prima guerra mondiale, non credo ai miei occhi. Vent’anni per lui sono stati mille, un milione. La pelle bianchiccia dell’annegato, gli occhi chiari svuotati dalle medicine, le mani che sembrano senza ossa. Troppo pigro anche per smettere quel sorriso eterno, per slacciare le mani che tiene sempre dietro alla schiena. Si trascina nei pressi di Hitler come una vescica tremolante, lo asseconda in ogni desiderio, anticipa ogni sua richiesta. Gli altri lo guardano con ribrezzo mascherato: se il Fuher lo vuole accanto ci sarà pure un motivo! Il suo medicastro lo tallona con la valigetta dei medicinali e dio solo sa che cosa gli propina. Come una casa svuotata dall’incendio tutto quello che rimane di Goering è un muro traballante.

George Heirich, Gli amici di Hitler, Il Saggiatore, Roma, 1988, pag 344