LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: novembre, 2013

latino morto e latino vivo

Multum imparabit visitandum Palatium Ciccionum, Venetiae. Misterium exixtentiam dei est nihilo in confrontum de isto: come fecit Pinauld ad incularsit milihardis de heuris pa popò de gagate? Se trascurret media hora inter rumentas, piezze de animale siegati e tubi de fero e frighi. Quando unum escit se domandat: eccheccazz est ista artem modernam? Te recuerdat los pictores anticos, te recuerdat lo boscos selvaticos e maria intonsa sine naftam? Ambedua illi so’ ‘ndati a magnàzzapone, a braccetto, mò te respiri i gas de sgarigo e te intruppi pa fatte pijà in ggiro da Pinotto, er fracese ch’à invesctito nell’arte der futuro, nell’arte.

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Come un guanto – Parafrasi #1

le nostre percezioni, ci dice il poeta,
quello che tutti chiamano mondo,
non sono il mondo, ma sono quello
che ci allontana dal mondo.
in una visione neoesistenzialista postrealista
egli ci dice che il realismo delle cose lo assilla,
queste cose che perennemente coseggiano così stolidamente
annientano la vita, che è dentro, non fuori.
ma egli non cederà al fuoco di fila dei luoghi comuni,
delle frasi comuni, delle cose comuni, della vita comune.
Non concederà un solo commento all’untuoso e invadente
esserci delle cose, dei rumori, degli odori che contro la sua volontà
è costretto a percepire.
Come ha detto qualcuno, “IL MONDO è Là”, non qua.
Là dove? chiederete? se lo sapeva ci andava non vi pare?

come un guanto

Sono le canzoni alla radio,
le voci per strada,
lo specchio nell’armadio.
E ‘ l’odore di minestra,
la nebbia fuori dalla finestra,
un inizio di influenza.
Le cose di cui posso far senza,
la mia continua distrazione, fretta,
tutto quello che mi aspetta.
Questo mi veste come un guanto,
ed è la realtà che mi siede accanto,
silenziosa, mentre attende speranzosa
che prima o poi le rivolga la parola.

La luna piena

La luna piena riempie i nostri letti,
camminano i muli a dolci ferri
e i cani rosicchiano gli ossi.
Si sente l’asina nel sottoscala,
i suoi brividi, il suo raschiare.
In un altro sottoscala
dorme mia madre da sessant’anni.

Rocco Scotellaro

I Grandi Santi Moderni: Sligow Wolkowitz

Appena riavutosi da un malessere Sligow ha delle visioni: vede tutto che gli cade addosso poi vede tutto che gli cade addosso di nuovo. Comincia di colpo a vedere delle entità Sante: sono i futuri Grandi Santi Moderni, quelli che salveranno il mondo nel momento sbagliato. Mentre ha le visioni Sligow prende appunti per poi poter descrivere tutto nei dettagli nel suo libro “Ricette con gli avanzi”, che intende stampare più tardi. La penna di Sligow però è di quelle con quattro refill, e tutti non funzionano. Quando torna in sé Sligow se ne accorge e tenta di suicidarsi: si butta da una finestra ma santamente rimbalza. Torna alla gloria dei cieli, il nostro Sligow, torna a quel cielo che possono vedere soltanto i Grandi Santi Moderni.

scacchi

In due casi è difficile prevedere la prossima mossa in un centro partita ragionevolmente complesso: nel caso si tratti di due grandi maestri oppure quando i giocatori sono due principianti del tutto inetti.

R. Fisher, Le mie migliori trenta partite, Mursia, Milano, 1973, p. 23

neustonge: moddo cunfissioanale

Li uso è ridutto a quando che tiscoffesssi dal pretaccio. Quando li dichi ce hai raccontuto le fiabbe, che hai rapinato il possimo, li ai peso a cacciinbocca. Esso modo svebbale si scoffigura:

1. Ho tuccato la dhonna dantri
2. ho lecciso intuzzionammente
3. ho raccotata i palli
4. hoddummito suddivano
5. oh ruvato indube chepputevo
6. e poi ci ò ditto che nunnerostato io
7. e chi era statto lui cusì lo hano mazzato.

il deviante

Il deviante non prende in considerazione i temi comuni: non li vede nemmeno. Il deviante parla sempre di qualcos’altro e proprio per questo è un deragliato della vita, un espulso.

Umberto Galimberti, Il corpo, Il Mulino, Bologna, 1978, pag 101

Conclave

Scaracchi, siringhe di insulina.

I vecchi porporati si trascinano

nei lunghi corridoi, di mattina.

Flebo, catetere, trapianti.

Ci vuole un papa nuovo

Dopo i funerali e i pianti.

Letti coperti di polvere,

camere piene di ragnatele.

Rossi i mantelli, come vele.

Ruga profonda, vena varicosa.

Votare per lui? Ma sta morendo!

Meglio così. Il ricambio è buona cosa.

Sussurro di ossa, raucedine, enfisema.

Una riunione di morti, di salme stecchite.

Il parkinson regna, , la mano trema.

Biennale a Venezia

“Rapida visita alla Quadriennale. La buona volontà sostituisce
spesso l’ingegno. I giovani hanno quasi tutti
il coraggio delle opinioni altrui.
Nella maggior parte, non hanno niente da dire
ma lo dicono lo stesso e corrono avanti
per non restare indietro, fastidiosamente,
come i cani nelle passeggiate, spaventando i gatti
e abbaiando alle automobili.
Perciò, si credono alll’avanguardia: ma è
un’avanguardia riconosciuta dallo Stato.
Questo dei pittori non è uno degli aspetti
meno tristi della nostra disoccupazione giovanile.”

EnnioFlaiano, 1955