LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: febbraio, 2014

korczak

eleganti, però,
perché no,
i duecento bambini
di korczak sono finiti
nel forno, tutti in riga,
però, perché no,
le scarpe allacciate,
le sciarpe annodate,
tutti in fila, però,
verso il treno, perciò,
a Treblinka, o no?,
in duecento, però,
a testa alta, lo so,
c’è qualcosa da imparare?
se hai coraggio dì no, no.

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Philip Dick e il futuro che è qui #2

Arriverà il momento nel quale dovremo restare ai nostri posti, nelle nostre città, nei nostri paesi, là dove siamo nati; il provincialismo sarà allora un segno distintivo di intelligenza. I viaggi di piacere saranno una delle tante, e non la minore, tra le cause della distruzione del nostro pianeta.

Finirà il petrolio, dormiremo sopra barili di scorie seppelliti in “luoghi sicuri”. Dovremo trovare un altro posto dove scappare: questo ci racconta nel 1954 Philip Dick, un ultimo, tragico viaggio su Marte alla ricerca di un’isola dove salvarsi, fatto con le ultime risorse disponibili sulla Terra. Sul pianeta rosso, sfruttato a morte, prosciugato, desertificato, gli umani trovano le tracce di una grande civiltà che, essa pure, ha dovuto lasciare tutto, in fretta, scappando per la salvezza da un luogo divenuto mortale. Trovano una macchina che mostra delle registrazioni mandate dalla avanguardie di esploratori: loro lo avevano trovato un pianeta nuovo, bellissimo, ricco di foreste e di oceani, dove tutti poterono trasferirsi. Quel pianeta era la Terra.

Cappellottocotto

Come richiesto dalle nuove direttive ministeriali ecco la nuova favola gay per trans in erba buona:

Quartetto cetra una volta una bambina con tre gambe. Attraversando la romea per portare il crack alla nonna incontra Mario il camionario che le offre un passaggio a nord ovest.

Ma lei mostra la terza gamba e lo terrorizza facendolo fuggire in preda ai rimorchi da Cosenza.

Una volta dalla nonna presa da raptus affettivo sodomizza la nonna in acido urlando: “aaa che strana coda che hai!”

nonina: “così ti aggrappi meglio”

cap: “e che occhi grandi..”

non: “quello è il crack!”

Capp,spingendo: “aaaaaagghhh come sei farcita nonninaaaahhh!”

Il lupo (farcito di nonnina): “ma noooo è il gulasc. Ma è che naso grande..”

Non: “cò queo ghe tiro su l’Annapurna” risponde spazientita il Nonna lupo.

Capp: “e, e che ,e che bocc…..”

non: “ehhh chechèghesboro ma ti xe qua par ciavar o par rompar i coggioni?!”

Rilievo #5

Ci presentiamo alla padrona del famoso ristorante:
“buongiorno ecc, di sopra purttroppo c’è un problema con la muratura,
una trave principale risulta appoggiata su di un muro completamente sgretolato,
è inevitabile intervenire e il lavoro interesserà anche il piano terra”
Padrona:” Guardi, non se ne parla nemmeno; è stata una brutta stagione, cominciamo a lavorare solo ora.
Questo ristorante fa 500 coperti al giorno, ho prenotazioni fino a tutto il mese prossimo.
Me li dà lei i diecimila al giorno che ci perdo?”
– “Guardi signora che il problema è di altro ordine: si tratta della stabilità dell’intero edificio…”
Padrona: “Io capisco le vostre priorità, ma lei deve capire le mie…Non posso permettere
interruzioni nel lavoro fino a novembre, sono qui da trent’anni e…”
– “E’ sicura di aver capito l’entità del problema?”
– “Certo certo, non dico mica, a novembre potrete puntellare qua sotto, fare i lavori,
beninteso entro un mese e mezzo, non di più…., dovete tener duro fino a novembre”.
– “Noi teniamo duro… non so se la muratura se la sente però; domani veniamo con un vigile, ci dispiace, ma il pericolo è di crollo imminente”.
“Ma questo lo dice lei, devo far vedere al mio perito, non è assolutamente possibile, qui lavoriamo sa!”

In esclusiva le parole della “Freccia del Nordest”

Alfonso il gatto, che mangiucchiò
il porno, che si applicò il gesso,
che andò in coma, che si fece
tatuare un comò.

La torta di manomorte
che si allacciò il baffo
che si chiuse un dito
nel portone di casa Mirò.

Fischietto di rigatone
che incollò il tuppettone
sul cranio di argento
di maga magò.

piove

Piove come un bambino
che piange per niente,
piove acqua tepida,
stupidamente.
Piove come uno che mangia
per forza, per vuotare il piatto.
Piove superfluamente,
con completa mancanza di tatto.
Piove per stanchezza,
per sfinimento, per capriccio,
piove per vizio
ed è un tormento.

forever young

Si dice che la mania giovanilistica risalga agli anni ’80 del 1900. Ecco perché i nostri giovani vengono sparati in un piccolo razzo alla velocità della luce fuori dalla galassia. I nostri giovani rimarranno per sempre uguali, per sempre giovani. Altro che operazioni estetiche, ginnastica e dieta. Loro rimarranno in eterno uguali a se stessi. Quando avranno letto la piccola biblioteca dell’astronave, quando avranno ascoltato il centinaio di dischi per un milione di volte, per un miliardo di volte, potranno gridare dalla felicità, nel vuoto siderale, potranno gridare perché non troveranno niente per tagliar corto, niente angoli, niente corde, tutto imbottito e una grande quantità di pastiglie di tutti i colori che renderanno le cose più facili.

Uòt? (un americano a Venezia)

Uòt? Ci passo mica co sto chiulone these streets they are too narrow, fuck it give me a IperMac with panzeta copata, it’s like salami… WHAT? NO TORTELLONI? my gosh let’s sit down me peesa el chiulone… I think that’s the correct pronounce… gooundulleeri… WHAT? ME NO GONDOLA? CHIULONE TROPO GROSO ME BUTI FONDI EL GONDIULA? but what the fuck is saying the guy… what the fucking…

il sole d’inverno

Ha preso un colpo sul mento,
il sole d’inverno.
Vorrebbe rialzarsi,
ma per il momento
è un inferno di nausea,
nebbia, sgomento.
Si chiude in difesa,
alza la guardia.
Il trainer gli grida,
il pubblico fischia.
Per un momento rischia
di dire basta, il sole d’inverno.
Poi alza la testa,
ingoia il sangue che ha in gola,
e riprende la lotta,
prende il fiato e rivola
verso giugno, agosto,
verso l’estate, verso le serate
illuminate di rosso,
verso il vento bollente,
verso le ore infinite
di giornate brasate, folgorate.

Clifford Brown

Pesci volanti visti da Pigafetta
nel viaggio più lungo del mondo.
frullo di colibrì,
danza perfetta delle api.

Salto di delfini ma liberi, però.
Danza di tursiopi davanti
all’onda di prua.
Balletto imprevedibile, perciò.

Incredibile il cambio di ritmo,
incomprensibile l’argoritmo
che guida l’esecuzione,
ma che se ne frega

l’importante è la perfezione
del risultato. Mille volte
ascoltato ancora non annoia,
sempre è fonte (scusate) di gioia.

Mille volte morto
è più vivo di tanti.
Ringraziarlo è inutile
perché è partito.

Ascoltarlo è come un orto
d’estate. Più togli e più cresce.
Più ascolti e più ti rapisce.
Ascoltano anche i vermi e le bisce.