LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: settembre, 2013

Lucette (2008)

le lucette del’albaro
mi parlano lente
le guardo ipotizzato
mi dicano sente
no essere disparato
ce un’altro domani
che non puoi vedere
sopatutto se prima
smetti di bere

apogiato alla cucina
bevi una china
con calma apogiato
bevi un rosato
in mezzo al frastuono
bevi un bianco buono

E’ natale dobotto!
Anche se sei tuto rotto
no fare fagotto!

06/12/2008

Credi che un bambino non pensi?

Guardo il muro di fronte per trovare facce o animali disegnati nei buchi dei mattoni che sono così vecchi che se li tocchi resta polvere; sopra verso la fine della striscia tra gli scuri vedo l’inizio della finestra della Lussia, che le manca più di un dente e ha gli occhiali con una lente tutta bianca, e sopra ancora, ma non la vedo, c’è la Regina, che mi tira dall’ultimo piano le caramelle e le monetine come regalo perché non può più fare le scale e sta sul davanzale a guardare fuori, ma non adesso, troppo caldo. Una volta la monetina mi ha preso sul bordo della mano e mi sono messo a piangere. Le caramelle arrivano sempre sfracellate, e dentro hanno un liquore tremendo, mica come lo Strega nella credenza dei nonni.

Cinecittà Concordia

Ecco un proposta seria: non toccate il relitto della Concordia.

Non adesso che è stato scoperto il suo lato oscuro.

Non adesso che scoppiano le zuffe tra porti disperati a caccia di rottame da elemosinare.

Non adesso per dimenticare,  facendola sparire come un sonnifero.

Non adesso che c’è solo un colpevole.

 

Adesso è il momento di avere il nostro monumento ai sopravvissuti. Alla nostra epoca.

Le navi, i suoi naufragi, i suoi relitti; ci sono sempre serviti per descrivere i nostri tempi. E ora che la Concordia è lì, che ci mostra i suoi due volti semisommersi,  bisogna approfittare.

Mi sono sempre domandato dove spariscono le statuine degli orologi a cucù quando si chiude la porticina. Così allegri. Con quello sguardo vitreo da pornodivo. Più o meno il destino degli abitanti della Costa Concordia; escono sul ponte pulito ed esposto ai neon. Vuoti e belli. Gli abiti chiari dipinti a nuovo come i giocatori del Subbuteo. Per poi sparire, inghiottiti nel lato slabbrato e marcio. E’ così che viviamo tutti ora. Sempre in superficie. Poi, da soli, stanchi. Ci rotoliamo decomposti tra gli avanzi della nostra Disperanza.

Ma noi vogliamo l’indotto, vero fratelli? Non bisogna lasciarsi sfuggire anche questa occasione.

Usiamo questo relitto esemplare come set cinematografico.

David Lynch potrebbe scatenare la sua immaginazione su quel lato oscuro. Protetto dalla facciata bianca e borghese dei ponti dormienti di babordo, al posto dello steccato dei villini americani.

Terry Gilliam, invece, avrebbe l’occasione di rifarsi dell’incomprensione di Zero Theorem con i suoi fans. E perciò peggio, con i suoi produttori. La metafora dei social-network non avrebbe migliore location del nostro relitto dalla doppia maschera:

Morta ma con un interfaccia da paura.

concordiaspace

 

Un aire frìo pasa

sobre la dura concha

de los crustàceos.

Un gran alarido raya

el cielo con su helado

relàmpago de ira.

Como un tapete gris

llegan la noche y el espanto.”

 

SUMMA DI MAQROLL IL GABBIERE

Àlvaro Mutis

 

 

 

stotteattro

Tatrocabbruscia
Ennoiindentro
Chescscisctuscia
Pppeluscccita
Chiccheggrida
Chccheppange
Chiscibagnallamutande
Chiccappeggra
Lloppiuuggrande
Malleppottre
Loossocchiuse
Matremiamatremea
Poppocchìdoveafinere
Istomodozenzazenzo
Istocrollo
demmonumento

Oddemntecato

Oddemntecato de penzzare

eccose belle,

quelle che te riempieno de sogne

qundecche cch’hai tempo

devanti ennò ddedietre

odedmentecato dderide

eppure dde piagne

manno trasfornato

nastatua ddesale

perchò gguardato

ndietro è questo che fa male

UN’ALTRA AVVENTURA DI BUSSOLOTTI (Quando eravamo di carta)

La dieta di Bussolotti, se mai ce l’ha, non ce l’ha mai fatta.

“Busso” come la stampa britannica ha soprannominato il grosso tenore, ha fatto popò di danni nella gabina della doccia dell’Hotel Jekille Hyde a Londra. Si può vedere Busso che si lava nella doccia, nella gabina della doccia e canta a sbregaballone con tutto il suo torace, canta o sole mio, suo cavallo di mitraglia. I chili di Bussolotti non sono mica da ridere e lo vediamo mentre sfonda il piatto doccia e scardina la gabina della doccia con la panzona e rutta per la sorpresa quei tortellini pesantissimi al caciocavallo da mitraglia. L’Acqua come fa sempre ha inondato il ristorante sottostante, proprio quello dove il caprone steccatore aveva ingozzato la panzazza di tortelloni al fegato di Muflone.

Intervistato ha risposto il Direttore del ristorante, il chef Checca Ridolini: quando il pancione ha sfondato tutto ha detto leziosamente- ho capito subito che aveva fatto trenta Milioni di danni.

Speriamo che torni presto, ma nell’Albergo di fronte. E pensare che la Gabina della doccia era creata apposta per il dolce peso di Busso! e Busso non si è accorto di nulla, mentre l’inondazione straboccava: ero troppo preso dalla musica che cantavo ha detto sorseggiando mezzo litro di Porto Sandeman.

 

Archivi cartacei 11/03/1993

busso

Il me perfetto

Alla festa, duemila “no grazie”:
no alcol, no sigari,
niente torta né paste.
Due bicchieri d’acqua minerale

mentre tutti si divertono, due bale.
Colazione: le carote me le mangio da solo
abbassano a zero il colesterolo
e per pranzo manzo?

Macché, sei scemo?
Vuoi diventare Costanzo?
Insalata a vagoni, senza olio é sale,
per contorno risate che il resto fa male.

Mia moglie mi guarda e dice: però!
I boxer li chiudo in comò, comincio con i tanga,
al leopardo, all’ocelot…
poi di colpo ricado nel vecchio

tran tran. Il me perfetto,
il me senza un difetto, mi spossa,
ritorno al salame e al filetto,
Tutti sono contenti,

adesso che ho smesso.
E’ duro guardare uno che non si rimangia
quel che a capodanno ha promesso.
E’ bello vederlo tornare, servile, all’ovile.

Love Cargo Boat #24 (L’isola)

Vecchio: Ehi, guarda!

La vecchia apre gli occhi.

Vecchia: Stavo addormentandomi. Cosa succede?
Vecchio, indicando un punto nel mare: La vedi, LA VEDI?
Vecchia: Sembra un’isola.
Vecchio: E’ un’isola!
Vecchia: Bella roba. Adesso lasciami dormire.
Vecchio, alzandosi a fatica dalla sedia a sdraio: Un’isola… un’isola, è incredibile, dopo tutto questo tempo…
Vecchia: Lascia perdere. Rimani calmo. Tra un po’ non si vedrà più.
Vecchio, scuotendo la testa e avvicinandosi al parapetto: Non ci posso credere.

Il vecchio comincia a spogliarsi. Si toglie i pantaloni e la camicia. Resta in mutande e in canottiera. La vecchia lo guarda disgustata.

Vecchia: Rivestiti, fai schifo.
Vecchio, scuotendo il capo: No, adesso me ne vado.
Vecchia, mettendosi a sedere: Non dire idiozie, avanti! Torna a sederti nella tua bella sdraio, smetti di comportarti da idiota!

Il vecchio fa alcune flessioni sulle gambe tenendo le braccia tese in avanti.

Vecchio: Non va poi così male. Saranno al massimo cinque chilometri, ce la posso fare.
Vecchia, arrabbiata: Adesso smettila o chiamo i marinai.
Vecchio, lagnoso: Lasciami andare, che t’importa? Lasciami provare, non ne posso più…
Vecchia: Cosa credi, di essere solo?
Vecchio, guardando l’isola lontana: Posso farcela, devo prendermela comoda, con calma..

La vecchia si mette in piedi e raggiunge il vecchio vicino al parapetto.

Vecchia, prendendo il vecchio per un gomito: Adesso vieni con me, torniamo a sederci. Il vecchio segue la vecchia lamentandosi.

Vecchio: Lasciami provare, lasciami almeno…
Vecchia: Non ce la farai mai. Adesso chiudi gli occhi per qualche minuto. Quando li riaprirai l’isola sarà sparita.
Vecchio: Non voglio che sparisca.
Vecchia: Cos’è, vuoi tornare libero? Manca poco, non preoccuparti. Poi tornerai libero per davvero.
Vecchio: Non posso rimanere qui. Devo andarmene prima che sia troppo tardi.

Il vecchio finge di assecondare la vecchia e si siede sulla sdraio poi di colpo si mette in piedi di nuovo e cerca di raggiungere il parapetto. La vecchia con uno sgambetto lo fa cadere.

Vecchia, aiutando il vecchio a mettersi in piedi: Non fare l’eroe. Goditi quello che ti resta da vivere e comportati da uomo.
Vecchio, piangendo e massaggiandosi un ginocchio: Quello che resta è una schifosa coda spelacchiata, una schifosa…

Fildibaura

Mio pare ha la mania dei fildibaura. Si scive così, no? Dei gracula e i uomilupi e i morti che scabinano e quando li mette su mi dice va in letto che poi no dormi perchè ti sogni. Io li dico ma non papà che mi sono bituato ti ricordi per esempio quello che abbiamo visto del bambino coi dentitni che si magna le porte? Quello lo abbiamo visto assieme. Ah quello dice il bapà e che no si ricorda percé sul divano beve le bire mentre che guarda i filmdibaura. Poi si prende il sonno e cade giù dal divano e si rpende na testata sul mobiletto pieno di cotofioc usati. Così io mi guardo il film che è uno che taglia le teste delle donne e le mette in frigo e poi se le guarda ma poi riva un poliziotto e quando che il poliziotto si prende no yougurt in frigo trova le teste con gli occhi tutti neri intorno che lo guardano e poi si prende na coltellata sul collo da quello che teneva le teste in frigo. Mentre che guardo mio pare dorme tutto intorcolato per tera e fa un rumore col naso ma io li fil so come finise che sarebbe che quello taglia na testa di troppo e la polizia lo prende con le mani sul pacco.

La manina

Hai paura di camminare da solo, non è vero? Dagli la manina allora, dagli la manina! Dalla a berlusconi, la manina, lui non te la molla no, la manina! Dalla a lui, che ti mostra come fare i soldi in poco tempo. Uno normale avrebbe dovuto lavorare dodici ore al giorno dal Paleolitico in poi per fare i soldi come lui, e mangiando pezzi di corteccia, per non spendere nemmeno un soldo. Dalla a lui, la manina! Dalla a grillo, la manina, dalla a celentano! Loro ti mostrano che i buffoni alcune volte buttano giù il re dal trono e raccontano le barzellette e se non ridi ti tagliano la gola, dalla a loro la manina! Hai paura del buio, non è vero? Dalla a vanna marchi, la manina! Lei sì che ti protegge dal malocchio, dalla a wanna marchi, la manina! Dalla a d’alema, la manina! Lui ti mostra che la supponenza a volte raggiunge dimensioni universali, dalla a lui, la manina! Non vorrai mica restare solo, no? Dalla agli ecologisti, la manina! Loro ti dimostrano come si fanno i soldi difendendo i delfini oppure i bambini, tanto è uguale. Dalla a loro, la manina! Non vorrai mica restare da solo, al buio…

 

25/11/2005