LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Mese: gennaio, 2014

raccolta panini

è orrendo
e preferisco la mia raccolta di bolli
le figurine panini
i miei trenini
è tremendo
guardo i miei soldatini
conto i soldini
i bollini del mercato
intollerabile il vuoto
allora tra le braccia
delle bamboline
degli orsetti
dei bambini

Haiku #4

la bruma si tinge di viola
e prende il nome di tristezza:
ho prestato 50 sacchi a franco

una sola virgola

moltiplicazione di pani e pesci
la caduta della manna
il latte che diventa panna
finché cresci poi cambia

appena entrato già te ne esci
ti fa male una gamba
respiri a fatica, il cuore vacilla
spariscono veloci le scintille

del falò perché non so
è come il nastro di moebius
giri e rigiri ed è tutto un eccesso
di fallimento totale, di successo

Passagen Werk, Walter Benjamin

il Paradigma che unisce il grande solista di violino con l’architetto che progetta una città intera a tavolino, quello che unisce senza scampo il genio della matematica all’economista rivoluzionario… il legame inevitabile tra l’inventore che con un gesto cambia direzione a un’intera civiltà e l’affarista che guadagna più soldi di una nazione intera (…) è facile capire che si tratta di circo, di abilità circense. Addestrato a sufficienza qualsiasi uomo riesce a tenere in aria dieci palline, riesce a camminare a due mani per le scale…

La settimana di vita giappa

La settimana di vita è quella dei giovani giapponesi in visita all’europa. Sono appena usciti dall’università e si godono le meritate vancaze. Fino a qualche giorno fa erano in giacca e cravatta che frequentavano le lezione e davano gli esami. Adesso hanno i capelli dipinti di rosso sparati in aria e i pantaloni con il cavallo a dieci centimetri da terra, e camminano tutti uguali, molto, molto… è difficile da definire.. molto grunge, tanto per dare l’idea. Li vedete in gruppi sparsi ridere sguaiati, uguali anche nella trasgressione. Per loro è come un carnevale, la vacanza prima di cominciare a lavorare, è come una festa, l’unica che potranno godersi nella loro vita. Li vedi ridere, fanno finta di bere delle birre e di fumare delle sigarette. Niente da fare, non convincono nessuno. Sono di cartone, la loro settimana di libertà è in realtà una settimana di malessere, di fastidio. Fanno finta di divertirsi ma non vedono l’ora di tornare a casa, di rimettersi la divisa e di cominciare a lavorare fino alla pensione, e che sia finita, cazzo.

A guera è guera

Si capise la vaquità
inscita in oni attività
umagna
quando che in spiagna
te guati attonno.
Li più sò disstrutti,
disfassi dalli grassi.
Te semmbreno sargazzi,
sti quattro mantecazzi.
Ma lo ppiubbelle
so’ quelle scnelle,
li muoscuolati de pallettra.
Esci fanno la scuola radoelettra
dela guera perduta
primancora de commiccialla,
Jascuzzi e terme de Caracalla.
Essi fano la guera
contro ar fatto
che prima oddoppo
se va sottotera.

man bag

Keith Fustigami, designer: Più che man bag la chiamerei portachiappe. Ci ho drento di utto: l’ipod, un mattone, il contacimici. Non la porto perché fa moda, la porto perché è utile.

Kio Mun Gho, gioielliere: La mia è una borsa della posta, due metri per tre in juta trattata antigraffio. Ci metto dentro alcune cosine: una bustina di tè, un tornio verticale, un fisico del CERN. Cosa vuoi, ognuno ha le sue piccole manie. Ma alla moda non ci penso nemmeno.

Micchio Comico, new media producer (?): Non ce l’ho perchè fa moda, proprio no. Ho dentro il mio vintage cellular phone (Sei chili con batteria al cromo vanadio, durata stand by sette minuti) Un libretto (Opera Omnia di Tommaso d’Aquino, 12 vol in quarto) e il mio palmare con dentro tutti i grandi evasori fiscali italiani.

Super Allocco, editore: Perché ho la borsa? Perché è trendy, no? E’ completamente vuota, ti piace? L’ho imbottita con alghe secche, tanto per far vedere che sono importante. La puzza ha ammazzato un filippino nell’autobus, l’altroieri, ma non posso mica pensare a tutto, no?

Blinj Blink, ballerino: Ti piace? E’ una Gucci falsa, l’ho comperata al mercato delle pulci. E’ tutta piena di calzini puzzolenti e di mutande radioattive, lo sai come sono i ballerini, no? Sono matti, ecco quello che sono, delle pazze, delle sballate, delle mezze matte…

Vuok Mortuok, art director: Questa me la sono cucita da solo. Ci porto dentro la pistola, la tuta da subacqueo, il kit da sesso selvaggio. Alcune volte invece di tirare fuori il portafoglio per sbaglio mi viene in mano la tanica di fosgene e tutti scappano dal bar così mi bevo gli avanzi di tutti i bicchierotti.

La storia degli United States attraverso i capelli: Hillary Clinton

1964-68: badilata di piatto. In questi anni la nostra Hillary sfoggia una testa piatta da manuale e il capello sparato in fuori mette in risalto gli occhialoni da ipovedente. Successone alle assemblee di liceo dove le tiravano le bottiglie di coca cola grindando “vattene brutto lama”.

1968-1974: riccioli e ringhiere. Impazza la finta parrucca, i riccioli si sprecano. Hillary non si tira indietro e diventa un frontone barocco. In questi anni conosce suo marito che, fra canne e birroni, aveva la vista “impaired” e quindi la vedeva come la gnoccona del secolo.

1974-1989: covone di fieno. Malgrado tutti i consigli dei curatori d’immagine Hillary insiste a cotonarsi senza pietà. Si accorge di esagerare soltanto quando i capelli le impediscono di oltrepassare una porta senza piegarsi sulle ginocchia. Highlights: per un certo periodo Hillary infila nella montagna di paglia degli stecchi giapponesi pensando di essere trendy.

1989-1999 stiratura a ghiaccio. Liscio come la neve il capello della nostra Hillary, in questi anni. Sembra che le abbiano rovesciato sul cranio un pentolone di polenta. In questo periodo il marito la tradisce con una qualunque.

1999-2007 badilata di taglio. Coincide con l’entrata in politica della nostra un arretramento della linea frontale. Compare infatti il promontorio di cape fear che Hillary condisce con una riga in mezzo da paura.

palazzo grassi #2

Puzzlo Sticazzi: Tadao Ando ha dato il mellio di se: utto grigio come la sua mateia fuzzilazzata cheggià nel gragno.

Tadao si è scipaccato il canio: cummo pozzo fà a ammorticchiare l’ammiente? Te fXXIO tutto grigio, eccheccazzo. Pinot ci ha detto: grigio, allimortà stamo a fà luxxPPLavoro del pugnot grigio, lo meio vino de li castelli.

Tadao Imbalsamao seppreso li millioni de eruri eccheccazzo! Lui lu mago del lì astrologhi. E pinot NUN CAPISSE NAMAZZA” lui tira furoi li euri che tatno lo affonnadno.

Donnàmo? Chefffàmo? Ae e che semmaggnamo napizza? E l’arte, l’arte? ecchisellincxula l’arte? Namo, famo, tanto li gniocchi che paghe no li trovamo.

altre cose inutili

i funghi, gli insetti, le erbacce
tutto quello che vive nascosto
le vite sepolte gli amori strozzati
le uova dei topi
la gente che esce
l’argento del pesce
il pranzo da solo
e tutto il rumore
dell’acqua d’inverno