L’inferno imbranauta

di limbranauta

Passando dal camin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura che
La retta via era y= 2x+k.
Non so ben come vi entrai
Tanto era pieno quel giorno
Che la strada di casa dimenticai
E nella sbronza m’apparve un beone
Un morto di fame co na fame de lupo

Mentre che mi rovinava un ginoco
Alzo la testa e vedo un’ombra
-“Anime dei me morti, pietà
Go già el fegato siurà!”
Et illo: “gnanca omo se no ti bevi anca sta Iulia.
Poeta? Pfui! Anch’ise songo! Tutti figli di igli, illi, ILIO, olia ilio”.
“Ti chiami Anchise?” – rispondo.
– “Ma mi dai noia? Anch’ise songo nu poeta. Va’ a bere un altro fiume va’.
Trarrotti potammotti pavarotti infrarotti….
Scusilo prendotti un nailo,
Segua i miei passi, si aiuti con questo.
Vedrai spiriti bollenti e color che sono contenti, entri co me e bevi un brancamenti”.

(G)

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