Zaha Hadid alle prese con l’esecutivo

di limbranauta

Hadid (al suo team di progetto): questo coso lo voglio molto più invarigolato,
capite, deve assomigliare a un qualcosa… avete presente, tutto così (disegna uno spegazzo)
Coll. 1: deve rappresentare l’involuzione dello spazio nella quarta dimensione
rappresentata bidimensionalmente ed estrinsecata tridimensionalmente?
Hadid: ma che bravo! proprio quello che avevo in mente…poi magari me la spieghi meglio eh…
in quanto al materiale, avrei in mente di chiedere la realizzazione di un nuovo materiale
in cobalto-tungsteno alla ditta quella col nome come la canzone di Nat King Kong….non mi viene mai…  ah sì, la PerElisa..
Coll. 2: Un materiale capace di rendere plasticamente la complessità spaziale trasponendola
sulla superficie dell’involucro esterno insomma.
Hadid: Eeesattooo… bravo anche tu, comunque fatemi il modello coi vostri computer, una cosa tipo  questo (mostra tutta fiera il solito schizzo che sembra una matassa di lana dopo che ci ha giocato il gatto).
Coll. 3: Sì architetto, lo sappiamo com’è…magari mentre costruiamo il modello ci diamo anche
una regolata noi, alla sua idea (si guarda ammiccando con gli altri del team, soffocano un sorrisetto).
Hadid: già, senza perdere il senso dell’impronta spaziale mi raccomando
Coll. 2: come no architetto, si fidi; a proposito, dov’è che costruiamo, e soprattutto, che cosa costruiamo?
Hadid: mah… dev’essere una specie di.. un .. ma che importanza ha? E’ un’opera d’arte
nello spazio… non so dove, so com’è fatta, non ti basta?

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