Kafka #2

di limbranauta

Si è calato dal piccolo buco con l’aiuto di una corda sottile, scendendo senza fretta, metro dopo metro, finché la luce del buco di entrata non è scomparsa del tutto. E’ rimasto appeso nel buio, dondolando appena, tenendosi con una mano al cavo, girando su se stesso piano, probabilmente. Poi ha cominciato a tastare attorno con il braccio libero, alla cieca. Ha toccato cose ruvide, cose umide. Ha sfiorato pellicce mai viste di animali che gracchiavano, ronzavano. Eccoli, i racconti di Kafka. Uno dopo l’altro finiscono l’orizzonte dell’indescrivibile, sempre a un soffio dall’umorismo atroce: quando il dottore gli dice che la visita è finita e che se ne sta andando Kafka risponde, un secondo prima di morire: resti pure, dottore, tra poco me ne vado io.

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