Vladimir Nabokov

di limbranauta

Si comporta così, Nabokov, si potrebbe dire come un maleducato, e lo fa spesso, sempre, anzi. Sembrano create per gioco le sue frasi e invece hanno una violenza visiva che a volte è dolorosa. Perché tutti vorremmo rimanere nei posti che conosciamo meglio, non è così? Invece Nabokov ti trascina di qua e di là, dove vuole, e non c’è modo di resistergli. Esseri umani rotondi, l’odore dei loro corpi, le frasi e le espressioni che fanno. Hanno un unico difetto, quello che non puoi toccarli, ma anche questo non è poi così sicuro. Dovremo stare noi, nei libri, non i suoi personaggi. Noi siamo piatti, avanti, è il momento di ammetterlo, noi ci comportiamo da controfigure. Viviamo la nostra vita in seconda battuta, per la maggior parte del tempo. Dovremmo imparare a vivere dai personaggi di Nabokov, a parlare come loro. Forse riusciremo a respirare sul serio, non come adesso, che facciamo finta.

Tommaso Landolfi, introduzione a “Una bellezza russa e altri racconti” Adelphi 2008.

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