Pornografia architettonica

di limbranauta

Sfogliare una qualsiasi rivista di architettura mi lascia sempre più depresso, e anche Casabella, ultimo fortino dei discorsi sensati, ha ceduto con le nuove leve di redattori alla voga delle parolette in libertà che se fanno tendenza tendono però al nonsense del gioco verbale, al  mosaico di luoghi comuni; fosse solo colpa dell’inadeguatezza di questi giornalisti inventati, passerebbe; c’è pur sempre alle spalle la guida di Checco dal Cocco, che mica è l’ultimo dei mohicani; no, è proprio ciascuna fotografia che si passa in rassegna, dalla profusione di schede pubblicitarie al corpus della rivista vero e proprio (ridotto, a dire la verità, a poco più di un album di stampine) ad insinuare a poco a poco la sensazione di guardare immagini pornografiche, nel senso letterale di immagini oscene; oscene perchè proibite, proibite per il costo inaccettabile di quanto viene proposto, per lo sfregio arrecato il più delle volte alle città e al paesaggio nel nome del denaro e della sua ostentazione, per l’irrisione implicita dei gravissimi problemi che affliggono più della metà della popolazione mondiale. Oscene per il commento insulso che le correda, che presenta come razionale l’operato di chi, come l’architetto al servizio della ricchezza, ha molto da spartire con il mestiere più antico,  e appetibile un mondo tanto pusillanime e fasullo, quello dell’architettura contemporanea,  da non meritare neanche di venir menzionato.

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