Sugamàn original

di limbranauta

E’ bellissimo vedere come i furbetti cercano di mischiare le carte in tavola.

Per presentare il suo gelato al limòn da 80 piani, il gelato di lamiere che ha disegnato con le sue  manine sante per la ridente Marghera, Pierre “L’Evaso”Cardin ha manovrato in modo da far apparire la vernice, o pittura  come diciamo qui, della mostra-dei modellini-del progetto che incarnano il Cardin-pensiero in  architettura, come “evento collaterale” (già “evento” mi fa lacrimare la statuina di Le Corbusier con  dentro acqua di Falling Water benedetta da Padre Renzo Piano che ho sul comodino; “collaterale” mi  fa andare in aceto il merlot in magazzino) della Biennale di Architettura di prossima apertura; la quale però ha come tema la rispondenza dei progetti, in primis ma anche no, al LUOGO dove devono  essere edificati, con questo intendendo la necessità di una indispensabile revisione totale del modo in  cui gli “archistar” (ecco rovinati anche i bottiglioni di prosecco) affrontano il progettare in modo del  tutto indifferente a tutto in funzione della “zampata”, del gesto magistrale, alla fin fine ma anche no della bravata da guitti. Tenendo conto che Cardin come massimo ha progettato il fulàr che ha al collo  mia zia, e oltre a quello forse la cuccia del suo cane, che immagino a forma di fungo (il cane), chi  glielo dice che è meglio gettare il telo spugna e dedicarsi a tempo pieno agli asciugamani floreali?

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