The Alan Gibbs Farm Artworks

di limbranauta

Limb.: dottor Gibbs, ma lei, è uno dei fratelli che cantava Fivernàit nel ’78? A parte questo
come le è venuto in mente di mettere quelle gigantesche… come le chiama lei? ah sì, sculture, in giro per
questa bella campagna vergine?
Gibbs: rispondo con ordine. I Gibbs sono miei lontani parenti; siamo fratelli. Per le ..come le ha chiamate lei? ah sì, sculture… un giorno, passando in elicottero ho detto al pilota, che ero io, ma guarda te, che
campagna incensurata e piena di bei pini. ci starebbe proprio bene qualche stafanto là in mezzo.
Detto fatto ho comprato per una pipa col tabacco i sei milioni di acri abbandonati, e ho fatto iniziare un duro lavoro
di razionalizzazione: via tutti i pini, spianare le colline, estirpare l’erba africana, non che sia razzista eh,
trapiantare gramigna, importare zebre e giraffe..
L. : Zebre e giraffe? e cosa c’entrano?
G.: Che ne so? volevo vedere che effetto faceva! Bisogna che tutto abbia per forza un motivo? L’arte, ecco il motivo, che poi è il motivo di sè stessa (sic), almeno così cantava mio fratello Endriu nel ’78. Poi ho chiamato grandi artisti di fame internazionale, quando li incontravo in bar in giro per New York gli dicevo “Ohila!”, li chiamavo.
L.: E loro?
G.: sulle prime cambiavano bar. dopo che ho pagato il primo milione di dollari a Spanish Capoote
però è stato più facile, mi cercavano loro! Sono furbo io. Li facevo venire con famiglia e parenti fino al quinto grado
a vivere nella farm, poi loro se ne andavano e dicevano grazie, all’anno prossimo.
L.: E…?
G.: E cosa? Beh, tornavano tutti gli anni, sempre più gente. Poi hanno cominciato a capire il luogo, gli sono venute le idee!
Chi si è ispirato alle colline e ha disegnato un traliccio, chi alle nuvole e ha fatto un traliccio, chi ancora alla sabbia bagnata,  e ha disegnato..
L.: .. un traliccio?
G.: Esatto! E’ in gamba lei!  Non è che è uno scultore pure lei?

 

13/05/2012

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