Indiani Veneziani

di limbranauta

Duecento anni sono passati da quando gli indiani hanno perso le loro terre, la loro vita e la loro dignità; i pionieri, dei Cortez vestiti da braccianti, hanno tranciato un’epoca ed un popolo, una cultura, una storia, un intero universo. Trent’anni fa degli illusi Indiani Metropolitani si opponevano con l’arco e le frecce di una cultura traballante e per gran parte imparata all’ultimo alle cannonate del sistema e della Yamato catodica. Un mondo, un intero universo crollava, il mondo del nonno di Heidi diventava il mondo di Ben Ten, in modo impercettibile se non a quei pochi pellerossa dello smog che avevano una sensibilità appena sopra la norma. I Veneziani respirano oggi lo stesso rantolo mortale, qui oggi è chiaro che sta morendo qualcosa di ancora più grande, sta avvenendo un trapasso definitivo: sta morendo la cultura, nel senso amplissimo di patrimonio dell’uomo; il mondo di Ben Ten si sta avverando, incarnando nella realtà; la tv ha trapassato lo schermo ed è entrata in noi, noi siamo gli attori della colazione al mattino con i flauti e le gocciole, col cesso splendente, con l’alito splendente, con i capelli belli, con i tatuaggi obbligatori e tribali, con l’arroganza delle baruffe in diretta; non sono serviti bacelli alieni, è bastata la televisione, siamo stati noi stessi a mummificarci dall’interno. Oggi venire a Venezia fa parte del pacchetto di vita offerto via etere, reso obbligatorio dalla sua stessa massificazione, reso obbligatorio dai prezzi stracciati delle crociere e degli aerei, come fai a non approfittarne? Allora ci vediamo tutti qui, vi faremo provare l’ebbrezza di camminare intruppati in una calle larga un metro, con gli indigeni intorno che vi mandano a cagare ad ogni piè sospinto, sentirete anche voi gli sbuffi e gli schiocchi di disappunto di chi qui ci abita e ci lavora, mentre tutti gli altri sono in visita, come se alle sette di mattina per colazione vi trovaste in soggiorno una decina di persone che gironzolano tra le sedie e il divano. Dormirete nelle lenzuola annerite dalle ciminiere e reattori sempre in funzione, vi faremo respirare l’aria appestata dalle navi e aerei che vi hanno riversato qui, dalla puzza di fogna e di merda che esala dalle fognature che voi stessi intasate,  camminerete tra i rifiuti che altri come voi hanno gettato a terra, guarderete i ponti ed il selciato sbriciolarsi sotto la carica di mandrie di umani, vi faremo aspettare ad ogni angolo che qualcuni scatti la stessa foto che qualche altro milione di persone ha scattato prima di lui. Visiterete i musei come vi hanno detto che va fatto, in modo che i quadri si sgretolino un po’ di più davanti al vostro alito. Come and see, before it sinks.

 

16/10/2011

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