Il pugno finale

di limbranauta

Il nodo centrale del problema è il modo in cui viene presentata la morte. Da un lato essa sembra diventare “niente”, un niente inteso come privazione totale di ogni accezione esistenziale. Questo niente aleggia ai bordi della vita di tutti i giorni, occhieggia, invisibile e per questo vergognoso, celato e per questo indicibile. Dall’altro lato la morte diventa il macello, l’orrore assoluto dei bambini, delle donne squartati, bombardati, ridotti a quaderno di anatomia. Sotto questo aspetto la morte diventa “troppo”, un troppo che riempie all’eccesso ogni senso, ogni possibilità di cogitazione. Schiacciata tra questi due estremi giace boccheggiante la sensibilità attuale che collassa, cede. I colpi dovuti a questo iato sono insopportabili, annichilenti e riducono l’io contemporaneo a un pugile suonato, che aspetta il pugno finale per poter finalmente crollare a terra.

Massimo Cacciari. Aut Aut, Editori Riuniti, Milano, maggio-luglio 2002, pag 121

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