Philip Dick e il futuro che è qui #2

di limbranauta

Arriverà il momento nel quale dovremo restare ai nostri posti, nelle nostre città, nei nostri paesi, là dove siamo nati; il provincialismo sarà allora un segno distintivo di intelligenza. I viaggi di piacere saranno una delle tante, e non la minore, tra le cause della distruzione del nostro pianeta.

Finirà il petrolio, dormiremo sopra barili di scorie seppelliti in “luoghi sicuri”. Dovremo trovare un altro posto dove scappare: questo ci racconta nel 1954 Philip Dick, un ultimo, tragico viaggio su Marte alla ricerca di un’isola dove salvarsi, fatto con le ultime risorse disponibili sulla Terra. Sul pianeta rosso, sfruttato a morte, prosciugato, desertificato, gli umani trovano le tracce di una grande civiltà che, essa pure, ha dovuto lasciare tutto, in fretta, scappando per la salvezza da un luogo divenuto mortale. Trovano una macchina che mostra delle registrazioni mandate dalla avanguardie di esploratori: loro lo avevano trovato un pianeta nuovo, bellissimo, ricco di foreste e di oceani, dove tutti poterono trasferirsi. Quel pianeta era la Terra.
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