Rilievo #3

di limbranauta

Un primo piano di gente che conosco come sull’orlo del baratro,
di quelle vite che mi dànno il capogiro per l’assenza di tutto,
dimmi cosa ti viene in mente: ecco, non c’è in loro.
Niente rispetto per sè  e per l’altro, idee balorde, ignoranza piatta.
Non credo abbiano colpe per questo, anzi sicuramente no ; sembrano degli Yanomami
tolti dalla foresta amazzonica e buttati in una casa di proprietà pubblica;
le cose lì dentro sono buttate, rotte, sporche, tutto è deperito, sfatto,
trasfigurato dalla miseria più buia dell’anima.
La ragazza ha in braccio un bimbo di circa un anno, sua madre è di fianco a lei
ma non dà idea di affettol nè di niente altro; sono animali selvaggi rinchiusi;
il marito ha più stampine sul corpo che corpo, una faccia paonazza e
gonfia, in canottiera mi guarda neutro grattandosi sotto il bordo delle mutande.
Mi fanno vedere la camera con la solita parete a nord marrone per la muffa,
“sono stufo di fare tutto io” mi dice  lui – io so già dove tira l’antifona,
ho imparato ad eludere trappole di questo tipo e cambio stanza dandogli ragione.
Ho notato come, quasi per motivi geologici, gli strati bassi della società abitino generalmente
i piani inferiori degli edifici, almeno di quelli pubblici. Neanche l’assegnazione
dell’alloggio capita a caso, neanche lì hanno un po’ di culo.

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