morte dei bassifondi

di limbranauta

e così si appresta a completarsi, come processo naturale innescato dall’uomo, l’estinzione programmata del rione malfamato  e l’addomesticamento del criminale, ad opera dello strato alto, o pensante, artisticamente pensante intendo soprattutto,  della nostra società, ma in generale della combriccola occidentale, se mi consento una parola  di dimensioni spropositate.
Iniziato con lo spostamento dei poveracci in quartieri adatti alla loro subumanità, si è prolungato
con la lenta osmosi dell’intellettuale nel tessuto di mattoni e sangue che compone il corpo del rione popolare.
Ma attenzione, l’intellettuale, conscio dello stravolgimento in atto, sa che l’elemento determinante,
cioè la povertà, l’ignoranza, la mente criminale, tutti i valori pasoliniani del poveraccio
non devono essere estirpati completamente dal quartiere in via di colonizzazione, pena la sua perdita e trasformazione in un altro banale covo di artisti e cervelloni. Il colore del luogo, la spontanea assenza di sentimento civile del povero e criminale vengono costretti, accerchiati, imbalsamati e resi inoffensivi dalla predominante  presenza del nuovo sogetto sociale; gli ultimi esemplari e le loro bicocche in cui vivono in cattività  vengono mantenuti in vita come in coma controllato, come si tengono gli intonaci un po’ cadenti, come si mantengono  vive artificialmente tradizioni rubate tipo il mangiare all’aperto e le feste rionali; celebrazioni ormai private di  ogni nesso col reale, come le feste dei patroni locali, durante le quali i colonizzatori celebrano le loro
vittorie vestendosi dei panni dei vinti, in una pantomima storica ridondante di fasulli quadri viventi degna della ricostruzione di Little Big Horn.

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