Il Loggione degli Imbranauti al concerto di capodanno

di limbranauta

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Al concerto di capodanno al Gran Teatro alla Pienice ci siamo dovuti sorbire i soliti commenti in platea: “mio dio, ho dimenticato il cukident”

“mia cugina è il quarto violino in seconda fila in alto a destra”

“usciamo prima che hanno cambiato gli orari della linea 1”

“Scotch o vodka?”

“hai sentito amore, hanno fatto quella del Lone Ranger due volte”

E via così.

Ma la grande novità, quest’anno, è stato il loggione dei poveri, quello in alto, dietro i riflettori, occupato dallo sgangherato staff dell’Imbranauta. Siamo riusciti a carpire qualche (discutibile) commento a loro insaputa.

–          “a me mi piace quella che fa “amami al freddo”

–          “E’ violetta di Verdone”

–          “e quella che fa “bindiamo bin diamo con tutte le bellezze in fuora”

–          “la cavallerebbe rosticciata di Peo Kavaj”

–          “alla soprano della michelin durante la Tritolata ieri le si è aperto il vestito. Quello sì è stato un grande momento. Vera arte di sbudanda”

–          “Le hai visto la bisazza?”

–          “Un po’ di Gran Nocciolato ma non troppo, grazie. Le si intuiva la franchigia”

–          “ha un grande parterre”

–          “Sì sì, tutto parterre. Per non sfigurare coi lampadari”

–          “Che platea di mummie e dentiere parò”

–          “Parò devo dire che è brava”

–          “Anche il cioccolatino (Il tenore di colore ndr)”

–          “no, lui forse se non mangiava le sordine in saor si sentiva qualcosa…”

–          “eppòi in sala quando cantavano insieme sembrava Topo Gigio contro Giunone”

–          “lei è un trumò”

–          “Sì, ma hai visto che cassettoni per il cambio estivo?”

–          “è una suppiano con i attributi”

–          “il direttore è un po’ ginseng o sbaglio?”

–          “in effetti; è un dilettole”

–          “ma è China, dico? Anche nu poco ricchione. Maledetti, hanno in mano tutto: droga, orchestre…”

–          “al posto del cromosoma y ha un baito di bacchettoni fatti a casetta”

–          “forse è Inut…Intuit…Intivut…quelli freddi insomma”

–          “Quelli che suonano i kayak. Hanno i tamburi in pelle di trichecca”

–          “Fanno i bonghi con le suocere”

–          “Si mangiano i nonni se fuori nevica”

–          “Sai che si sposano con le otarie? I bambini nascono con certi baffoni…”

–          “le bambine le chiamano Otaria Piccuit”

–          “per moneta hanno il marsione (piccolo pesciolino da frittura ndr)”

–          “il marsione pesante, per via della svalutazione”

–          “Si scaldano le mani infilandole nelle nonne”

–          “Quando arriva l’orso bianco, per non essere mangiati tutti, gli buttano lo scemo del villaggio. Intanto che lo sparano fuori dall’igloo lui grida: io noooo!!! E=mc2aaa!!”

A questo punto la discussione è degenerata e anche il vostro cronista, qua, ci ha un senso del decoro che impone un minimo di censura.

Per la cronaca; il direttore era venezuelano.

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