Le interviste da sogno: Parzifal intervista Dolce e Gabbana

di limbranauta

Parzifal: Quando avete cominciato ad occuparvi di moda?
Gabbana: Dal liceo. Ero circondato da roba da paura. Brufoli e braghe a campana.
Par.: Così lei ha deciso di cambiare l’aspetto della gente…
Gabbana: Per prima cosa mi sono dedicato a me stesso: sono rimasto calvo e ho perso due molari.
Par.: E lei, Dolce, che cosa ha da aggiungere?
Dolce: Prima di incontrare Gabbana avevo un lavoro di responsabilità: dipingevo le panchine del parco. Poi la mia vita è cambiata. Mi sono ritrovato di colpo nel mondo della high society, in mezzo a feste dove la gente fa le smorfie. Lì ho imparato che più sto zitto meglio è.
Gabbana: La prima cosa che gli ho insegnato è che il cervello serve per tenere su il cappello.
Par.: Credevo fosse la testa.
Gabbana: Ah, sì.
Par.: Chi è stato il primo a fidarsi del vostro talento?
Dolce: La contessina Materassoni di Obliterata. Lei ci ha presentato le persone che contano.
Par.: Cosa intende dire?
Dolce: Che contano nel mondo della moda. Tutta gente che va alle feste, che fa sfilate, che spaccia. E poi yacht dappertutto, viali del tramonto, osteoporosi e succedanei del caviale. Alla fine abbiamo conosciuto anche Pony, quel nazistone. Ha una camera piena di reliquie: le anfetamine di Goering, il vibratore in puro teschio di D’Annunzio, la svastica ripiena per il compleanno dei figli di Goebbels.
Par.: Dicono che il mondo della moda è inquinato dalla droga.
Gabbana: Noi abbiamo fatto soltanto uso di sostanze consentite: eroina, crack…
Parzifal, sorpreso: Queste non sono sostanze consentite.
Gabbana: Sto parlando delle feste, mio caro, DELLE FESTE!!!!!

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