Le parole, J. P. Sartre, NET, Torino, pag. 27

di limbranauta

“Una piccola frase senza importanza, pronunciata in un momento qualunque, rimane piantata nel bambino come un chiodo nel muro. Potrei ripetere decine di frasi di adulti che parlavano tra loro, dimenticandosi della mia presenza. Anche se mi guardavo attorno e cantavo una canzoncina, anche se giocavo con altri bambini, ero sempre all’ascolto. I grandi si dimenticano dei bambini, non ricordano che sono presenti. Le mostruosità che dicevano con il sorriso sulle labbra mi inseguono come se non fosse passato un minuto, come se non fosse passato un secondo. La paura del buio, del silenzio, derivano da loro, dai genitori. Sono loro che parlano troppo, come se fossero soli.”

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