L’ennesima macchia

di limbranauta

L’attesa mattina di calma ti aspetta:
era tempo, un po’ di pace,
poter fare quel che ti piace.
Ti guarda un libro dal tavolino
ma volti lo sguardo, che aspetti un pochino,
non c’è mica fretta. Sposti la tenda
e guardi fuori, oltre il vetro.
Finalmente nessuno che ti corre dietro.
Macchine ferme, un ingorgo stradale.
Si sente poco il rumore dei claxon,
come grida di uccelli, organetti a pedale.
Non sai cosa farne, del tempo,
un momento e poi un altro.
Sembra sempre che si alzi il sipario,
ma sono sempre e soltanto
i grani infiniti di un infinito rosario.
Poi ti guardi allo specchio,
poi ritorni in salotto.
Poi ti chiudi la porta alle spalle
per andare al lavoro, che palle.
Da dietro alla porta qualcuno ridacchia:
è il tempo che hai perso, che è finito nel nulla.
Per lui un’altra medaglia.
Per te l’ennesima macchia.

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