Adesso sì

di limbranauta

Oggi parliamo del museo costruito da Nikkeo Okkei per il magnate delle magnate giapponese Hokei Aki, proprietario miliardaio di una ditta di pannoloni per cronici, che stufo dei disegni automatici fatti dai suoi clienti sui suoi Ciripà ha deciso di rifarsi gli occhi e il naso collezionando opere d’arte. Occidentale ovviamente, altrimenti mica sei al top dello stratop. Per la sua sterminata collezione di quadri di serie b ha commissionato ad un altro architetto giapponese ossessionato dalla geometria un museo che è un intestino per digerire quadri, fatto di tubi digerenti lunghi centinaia di metri che all’interno presentano in fila ordinata i quadri come i pacchi di pannolini al supermercato.

Ovviamente non si poteva non fare sfoggio di una eccelsa capacità di sbattersene dell’intorno, che per la verità è poco meno vuoto del museo stesso grazie alla ricercatezza urbanistica della ridente cittadina di Chiba Cheba, piatta come dopo lo scoppio di un ordigno di potenza eccentrica, costruendo un cartoccio ripiegato su se stesso in acciaio con un aggetto di trenta metri, vuoto come un tubo catodico, raccapricciante come un pezzo di intestino crasso che esca dai pantaloni, fuori scala come una scatola di sgombri di 100 metri.

Complimenti al magnaccia per la magnanimità e all’architetto per l’idea, davvero balorda ma costosissima.

Il tutto presentato con un articolo vaneggiante e ricchissimo di frasi fatte in una rivista per metà pubblicità e per metà iperboli verbali in equilibrio sul vuoto.

Ragazzi un consiglio, basta studiare architettura, ci sono solo 200 arrotini in tutta Italia.

Annunci