Love Cargo Boat #28 (l’educazione)

di limbranauta

Vecchio: Sembra così difficile, oggi. Tutti si lamentano, sembra un problema insormontabile.
Vecchia: Di cosa stai parlando?
Vecchio: Dell’educazione dei figli, di che altro. Una volta era tutto naturale, tutto semplice. Mio padre puliva il pavimento con me stesso.
Vecchia: Non dire puttanate, puliva il pavimento… cosa significa “puliva il pavimento?”
Vecchio: Mi usava come uno straccio. Non voleva che fossi un bambino viziato così mi umiliava.
Vecchia: Tuo padre era un vecchio pervertito.
Vecchio: Perché? Ho dei difetti così grandi? Sono un uomo completo e non…
Vecchia: Non dire puttanate. Nessuno lava il pavimento usando suo figlio.
Vecchio: Mio padre lo faceva. E quando aveva degli ospiti mi usava come una palla. Mi tirava a mia madre lei mi prendeva al volo.
Vecchia: Ma questo è spaventoso! E se lei… se tua madre avesse sbagliato la presa?
Vecchio: L’ha sbagliata.
Vecchia: E’ terribile! Un piccolo bambino… non riuscivi nemmeno a camminare…
Vecchio: E’ andata così. Tutti gli ospiti ridevano. Sembravo una palla, credo. Tutti ridevano, sembrava normale. Poi qualche hanno fa mi hanno fatto una radiografia. “Quand’è che si è rotto il collo?” mi ha chiesto il radiologo.
Vecchia: Allora hai il collo rotto! Ecco perché sei così strano! Sei un morto mancato, ecco quello che sei! Cos’hai risposto, quando ti ha detto che avevi il collo rotto?
Vecchio: Gli ho detto che il mio collo non è rotto.
Vecchia: Hai voluto proteggere la reputazione di quei balenghi dei tuoi genitori.
Vecchio: No, per niente. Quei voli… la caduta e il collo rotto… vorrei poter tornare indietro, vorrei sentire ancora mio padre che urla a mia madre: adesso prendilo al volo… al volo!

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