Parzifal intervista Berty Wooolstricht, il più grande dei filosofi viventi.

di limbranauta

Parzifal: Non mi sembra allegro come al solito. Ha perso il suo sorriso ottimista, quello che lo ha reso famoso nella cricca.
Berty: Un taxista l’altra sera mi ha riconosciuto e mi ha chiesto il significato della vita.
Par.: Ordinaria amministrazione per lei, immagino.
Berty: Non ho risposto, ho perso il sangue dal naso e il taxista mi ha guardato come se fossi matto. Il fatto è che tutti sono saltati fuori in un colpo: Aristotele Onassis, Mango, Pallone… tutti in mucchio hanno otturato l’obice della saggezza.
Par.: Lei non ha dato uno straccio di risposta a un taxista…
Berty: Ho avuto un sovraccarico. Ho pensato anche di dirgli che la domanda giusta era: perché uno non si uccide? Questa è la domanda di Camus, uno che si è pitturato con la macchina contro il baracchino dei gelati. Lui era un saggio e si potrebbe fare una lista di perché rimanere vivi: per i tre per due, per la domenica con i suoceri, per tutti i schiaffoni presi da bambino che sennò sarebbero sprecati…
Par.: Temo di aver perso il filo…
Berty: Ho pensato di dirgli dell’ammore, di abbracciarsi tra noi senza braccia. Ho pensato di dirgli dell’arte, della musica, tutte cose che quando ne hai bisogno fanno finta di non conoscerti…
Par.: Insomma, questo taxista con la sua domanda idiota l’ha messa in imbarazzo.
Berty: Idiota non è la domanda. Idiota sono io. Ho deciso di lasciar perdere la filosofia. Mi dedicherò ai bonsai di plastica. Quelli sono facilmente gestibili e non creano problemi nel caso di vacanze. Ne abbiamo in diversi modelli, a foglie lucide e opache, fantastici perché non richiedono…

Annunci