Decadentismo e Superomismo degli inizi. L’orrore del normale.

di limbranauta

Nella sinusoide della storia siamo tornati a sederci e scivolare sulla concavità della depressione da inizio secolo e inizio millennio; topos che se è assai romantico rivisitare a posteriori negli scritti di poeti e letterati, nei dipinti e sculture di artisti più o meno inclini al suicidio, è assai meno divertente vivere in diretta. Viene da assimilare ogni svolta temporale ad una nuova nascita, e lo sviluppo culturale generale a quello del singolo, dalla pubertà alla vecchiaia. Abbastanza rischioso e stupido, assimilare la storia collettiva alla storia di un singolo, concordo. Ma per alcuni aspetti non così banale e scontato, soprattutto perché alcune similitudini sembrano reggere la sfida. Inoltre, la storia è storia umana no? Perché non dovrebbe avere assonanze e sovrapposizioni con la storia di “un” uomo? La giovinezza è momento di squilibrio, incertezza, creatività, anelito alla libertà , rivolta e tutto il resto che ci hanno insegnato. Cosa leggiamo nei fatti di oggi? Crisi mondiale, dal campo monetario a quello dei “valori”, della morale, dell’arte. Una sensazione che tutto sia permesso, e che tutti possano tutto. Che tutti siano distinti da tutti gli altri. Che l’unicità in sé sia il valore massimo, e, badiamo bene, basta esistere, per essere unici!! Questo è il trucco: nel completo disfacimento di tutto quanto ci circonda, nell’appiattimento di ogni orizzonte, chi sta in piedi è un eroe; un’impresa assurda e inutile, come ad esempio andare al Lido in punta alla linea 1 in gennaio con la bora, diventa, anziché una intollerabile sciocchezza, una cosa epica. E la normalità diventa un incubo: avere la macchina che ti meriti, tu che sei unico, il viaggio che ti meriti, il posto che ti meriti, perché anche tu sei unico. Tu sei unico, tutti gli altri sei (?) miliardi di persone sono uniche, anche quelle sotto la soglia della sopravvivenza, gli analfabeti, gli abitanti delle metropoli di baracche. Tutti unici, e tu chi sei che ti dài una possibilità, e a loro no? La variante attuale al saliscendi storico è che stiamo diventando troppi, e se come dicono avremo due miliardi di nuovi poveri entro vent’anni non ci sarà più posto per il superomismo degli inizi, che oggi è soprattutto un eroismo da imbecilli, un’esaltazione e celebrazione dell’ignoranza , un “canto della gallina” della cultura.

Annunci