Penuria di stupidi

di limbranauta

Non c’è in giro neanche più uno scemo; sono l’ultimo.
La televisione ci ha imparato a parlare a tutti,
ci ha capito che non bisogna stare zitti mai,
mai mettersela via, mai lasciare l’ultima battuta.
Quando che eri a scuola i due fioccavano,
sì, fioccavano, e mi aspettavo di veder nevicare;
a scuola era pieno di stupidi, classi intere di minusabens,
ci chiamava così il prof, poi con l’avanzare
degli anni sono spariti, camuffati, redenti
dalle frasi fatte, dall’arroganza imparata quando
a tavola vedi i rialti in tv con tutti che sbaruffano,
che sono bande di scemi ma non si capisce che sono scemi,
e poi uno non ci crede che prendono i scemi a fare i rialti,
sennò mi chiamavano anche a me, o no?
Ascolti che parlano, combinano le frasi con le parole
che hanno papagallato, come scimmie ammaestrate,
non ci ho niente contro le scimmie, ma queste mordono,
non vogliono solo sopravvivere, vogliono sopraffare, sopraffacere,
sbranarti con l’arma del discorso che è un’arma che non hanno
ma hanno imparato a far finta che la tengono pure loro,
che loro pure hanno il cervello.

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