Gli intellettuali degli altri

di limbranauta

Mi rifiuto di inchinarmi davanti al progresso perché esso appare sempre assieme all’incidente che ha generato e da qui deriva la mia volontà di spiegare nello stesso momento il progresso e l’incidente che inevitabilmente genera. L’incidente generato dal progresso non è più locale, come un tempo. L’incidente generato dal progresso genera una catena di altri incidenti, una serie di incidenti a cascata, un sistema di incidenti che chiamerò l’incidente integrale. Per questo ho consigliato la creazione di un Museo degli Incidenti e di un Conservatorio delle Catastrofi proprio accanto al Palazzo delle Scoperte Scientifiche e al Conservatorio delle Arti e dei Mestieri, e questo non per mettere un freno alle paure della gente ma perché questi due aspetti sono inevitabilmente associati, appaiono sempre assieme. E oserò dire di più: è ormai necessario creare una università dei Disastri. Da dove nasce la catastrofe? La catastrofe nasce dal successo della scienza e della tecnica. E’ l’incidente dovuto al successo, ecco la cosa spaventosa. E c’è un’altra cosa che mi spinge a giustificare il mio cosiddetto pessimismo, anzi, due cose: la finitezza della terra e la probabile fine del genere umano. Per finitezza della terra intendo dire che noi viviamo il mondo come fine nel futuro, e il mondo è diventato per noi l’intera escatologia. Questo può portare l’uomo a sentirsi incarcerato in quello stesso mondo che lui ha posto come fine ultimo, come aldilà presente. Questa perdita dei limiti si può considerare in ultima analisi come l’inquinamento delle distanze, la loro contrazione. L’altro aspetto, come ho detto, è quello della possibilità della fine del genere umano. Fino ad oggi un uomo è sempre stato un uomo, e una donna una donna. Ora la biotecnologia propone una confusione dei generi, la perdita ulteriore di una identità necessaria. Trattare questi due aspetti, che si possono definire singolarità nel senso matematico del termine, non conduce certo a una visione ottimistica. D’altra parte, ignorare questi problemi sarebbe senza dubbio disinvolto e poco prudente.

Digesto dell’intervista tenuta dal filosofo francese Paul Virilio a “La magazine littéraire”, luglio-agosto 2005.

Annunci