Avvolti dalle fiamme con David Sedaris

di limbranauta

Uno scrittore come Sedaris sembra facile avvicinarlo: scrive come se ti raccontasse qualcosa durante una corsa in autobus, partendo da uno spunto, un dettaglio che ti sembra poi una scusa per attaccare discorso; il discorso è la sua vita: difficile sopportare uno che ti parla per tante pagine di sè stesso. Ma lo salvano due cose: la prima l’essere molto spiritoso, intendo in modo da farti ridere da solo mentre leggi aspettando dal dentista ad esempio, riuscendo a cogliere, dei fatti che affronta, il lato comico, anche se parla di sua madre che quasi sul letto di morte per aver fumato tutta la vita gli regala delle sigarette (avevano un prezzo stracciato); la seconda, e questo lo avvicina ai grandi, il saper portare il lettore, pur parlando di se stesso, a pensieri dimenticati, vergognosi perchè cinici all’estremo del cinismo, rifiutati perché meschini,  regalandogli l’assoluzione di una umanità debole, sua come nostra, che nasconde pensieri diabolici come mostri sotto un lago dalla superfifie cristallina.
Qui sta l’abilità, se non vogliamo parlare di qualcosa di letterariamente più
significativo, di Sedaris, nel riuscire a lasciarci qualche cosa a cui pensare dopo aver letto solo poche pagine, dopo aver ridacchiato da soli come degli spostati con un libro in mano, dopo averci fatto credere di volerci solo intrattenere per il tempo necessario a tornare a casa.

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