Volesse il cielo

di limbranauta

Volesse il cielo che non fossi io
a lavare il mio corpo come uno straccio.
Volesse il cielo che non sentissi
le ossa e la carne ammucchiati nel mucchio.

Tutti i nodi del corpo, quel che resta coperto,
tutto il grasso ed il magro,
tutto il sacro e il profano,
tutto quello che un giorno

un becchino qualunque
laverà molto esperto, senza fretta ma svelto,
com’è svelta la falce, com’è svelto il coltello,
com’è corto il respiro, che del vento è fratello.

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