Parzifal intervista Homer Simpson.

di limbranauta

Parzifal: Buongiorno, signor Simpson. Lo sa di essere diventato un eroe nazionale?
Homer: Certo che lo so. Ho schiacciato Archie Bunker, quel neonazista. L’ho messo a tappeto e ci sono saltato sopra. Per non parlare poi di Cosby Show, quella sit-com con il negretto che si sforza di essere il più buono del mondo. Loro erano delle macchiette, dei piccoli robot che ripetevano sempre le stesse cose.
Par.: Lei invece propone ad ogni puntata dei nuovi temi. La sua personalità ha molte facce..
Homer: Ma cosa sta dicendo? E’ proprio il contrario. Oltre ad essere una macchietta, oltre ad essere monotono e prevedibile, ho un altro grande vantaggio.
Par.: E sarebbe?
Homer: Sono un cartone animato, no? La semplicità è quello che cerca la gente. Da bambini imitano i genitori e da grandi la TV. Non sono io che sono lo specchio dell’America, è il contrario. Loro imitano me e io imito loro in una gara a chi fa peggio.
Par.: Non dica queste cose. Questa intervista andrà in onda, stia attento a come parla.
Homer: Dico quello che penso, cos’altro dovrei fare? Li ho convinti che mangiare scatoloni di porcate sia divertente e loro lo fanno. Sono la versione semplificata di Bluto Blutarsky, quello di Animal House. Semplificare è la parola giusta. Dopo di me in TV una linea retta nera su fondo bianco. Più avanti lo schermo vuoto. Semplificare, ecco il segreto.
Par.: E’ una visione un po’ negativa della realtà e della TV, non crede?
Homer: Adesso le faccio io una domanda: perché lei ha ancora tre dimensioni?
Par.: Cosa intende dire?
Homer: Quello che ho detto. Perché insiste ad avere tre dimensioni, non riesce a diventare piatto? Ormai siamo uguali, fate anche quest’ultimo passettino, avanti! Voglio vedervi piatti, PIATTI!

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