Religione del futuro o dei Nuovi Santi Moderni

di limbranauta

Il monaco del futuro, che chiameremo Usàh, in contrapposizione alla figura storica dei sadhu, meglio noti come “santoni” indiani, dedica la propria vita alla realizzazione del verbo pubblicitario, alla rinuncia al proprio pensiero e alla società, all’annullamento della coscienza attraverso l’uso degli oggetti di culto: occhiali fascianti con fusto bianco, iPod, iPad, iPud, SmartPhone, polo col collo tirato su con dietro il fiore.

Gli Usahi ritengono senza saperlo che l’obiettivo della vita sia la moka… mosca… insomma l’ILLUSIONE,  che si estrinseca esteriormente nel culto del sè identificato con oggetti tantra; l’Illusione è l’annullamento della consapevolezza , la fusione con la tavoletta e con Mario Bros. Questo deve essere raggiunto entro i primi 25 anni di vita altrimenti si diventa un UsàhBamba, un fallito che mantiene artificialmente e consapevolmente, negandola quindi, l’illusione. Per arrivare più facilmente alla totale estraneità al pensiero lo Usàh si affida al potente mezzo mediatico plasmatico assorbendo in sè il verbo della rivelazione espresso in vari testi sacri, ad esempio quelli con altri Usàhi che si dannano per essere i megli di tutti. Ne segue che la percezione dell’altro da sè si riduce all’identificazione di un intralcio alla propria illusione. Lo Usah persegue il mutismo ma non nega la parola, che diventa mantra nella descrizione degli oggetti culto in via di accumulazione (ad es.: “me so crompà l’ultimo iPad, queo che ti pol abitarghe sora”). L’espressione viene affidata generalmente a simboli corporei quali tatuaggi (di immagini: teschio, farfalla, ballerina, Michaeljackson; di scritte: il Gazzettino  / cose scritte in cinese che tutti i cinesi ridono quando passi ma a te hanno detto che è il tuo nome / Kevin Forever; tribali: qualsiasi spegazzo) orecchini, borchie, profumo al muschio bianco, le caligae del primo impero.

continua

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