Parzifal intervista Biddibi Bop, campione del mondo dei pesi massimi.

di limbranauta

Parzifal: E’ stato duro l’incontro che lo ha fatto diventare campione del mondo?
Biddibi: Ho sentito le campane per quindici giorni. Ci ho dato tre o quattro sgangherate che gli ho fatto vedere i pulcini così si impara a prendermi in giro.
Par: Il suo avversario la prendeva in giro?
Biddibi: Tutti credono che io sia stupido così sono costretto a menare la pagnotte. L’unico che ci credo è l’allenatore. Lui è bravo, si tiene i soldi perché non li sprechi.
Par.: Come si chiama il suo allenatore?
Biddibi: Predisoldi Escappa. E’ di origine spagnola. Tutti però lo chiamano Trudy.
Par.: Perché Trudy?
Biddibi: Lui ha il cervello in coriandoli perché era pugile. Si ricorda solo “Trudy” e non parla molto bene, fa solo arf arf.
Par.: Come si allena?
Biddibi: Con questi, no? (mostra i pugni a Parzifal).
Par.: Intendevo chiederle per quante ore si allena, quali tecniche usa.
Biddibi: Ah. Mi sveglio presto e vado a letto presto. In mezzo meno le pagnotte, le pesto di qua e di là sul sacco. Poi incontro il mio sparring partner e lo ammazzo di botte. E’ tutto nero anche se è svedese. Quando cade per terra ho finito e lavo i guanti dal sangue.
Par.: Non pensa che il suo sport inciti i giovani alla violenza?
Biddibi: Nessuno studio pubblicato dimostra una correlazione diretta tra lo spettacolo della boxe e l’aumento della violenza nei giovani.
Par.: Cosa intende dire?
Biddibi: Non so. L’ho letto qua. (mostra a Parzifal il palmo di una mano tutto scribacchiato).
Par.: Il suo ultimo avversario è stato ricoverato in coma, dopo l’incontro.
Biddibi: Non era tanto sveglio neanche prima. L’ho tenuto in piedi a mazzate, non lo lasciavo cadere. Bisogna essere sicuri che l’avversario sia davvero KO. Alcune volte fanno finta, quei furboni.

 

Annunci