Parzifal intervista Matt Dillon, matematico autistico.

di limbranauta

Parzifal: Lei è ritornato all’insegnamento universitario dopo un periodo difficile.
Matt: Parli chiaro: ho fatto quarantadue anni di manicomio. Lei sa quanto fa quarantadue per trecentosessatancinque?
Par.: Non ne ho idea.
Matt: Nemmeno io, però posso immaginarlo. Ho passato molti anni a contare i capelli della gente poi di colpo è arrivata la crisi.
Par.: Cosa intende dire?
Matt: Non riconoscevo i colleghi, pensavo di essere il bidello. Invece di scrivere le formule sulla lavagna le pulivo con lo straccetto. Poi mi sono nascosto sotto alla cattedra. Mi hanno tirato fuori mostrandomi un sacchetto di croccanti.
Par.: Dev’essere stato terribile. Ma ci racconti: com’è riuscito a riprendere il controllo di se stesso?
Matt: Non ci sono mica riuscito, faccio finta. Per esempio, lo sa quanti sono i suoi capelli?
Par.: Vorrebbe dirmi che è ancora…
Matt: Gli autistici non guariscono, al massimo migliorano e invece di pestarsi la testa sugli spigoli fissano la maniglia della porta. Adesso non inseguo più il rettore per contargli i capelli e lui può mangiare la sua merendina in pace.
Par.: Che cosa ricorda del periodo trascorso in manicomio?
Matt: I capelli dello psichiatra. Erano esattamente…
Par.: Lasciamo perdere. Sta seguendo una cura, attualmente?
Matt: No. Prendo soltanto quindici pastiglie al giorno. Le ingoio tutte in un colpo e si può sentire il gulp fino a cento metri.
Par.: Tutte queste pastiglie non le tolgono la capacità di concentrazione?
Matt: Sono abituato a ben di peggio. In manicomio mi hanno messo i tappi sul collo e le scarpe con la zeppa.
Par.: E’ felice di essere tornato al lavoro?
Matt: No, mi mancano i miei amici, mi mancano le loro urla.

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