L’Uomo Barocco

di limbranauta

Annibale Tiso, poi noto come Gardo Diterracatù, illustre pittore della corte del viceré di Napoli, nasce a Lecce nel 1613. Giovanissimo, di animo squisitamente sensibile, accompagnandosi ad una carovana di mercanti, nel 1630 raggiunge Roma, ove si dedica allo studio del disegno. Frequenta la bottega di Josè Riberas ed entra nelle grazie di donna Olimpia Aldobrandini.

Nei testi si legge di una Napoli autentica marmitta di splendore e ideone. In realtà lo sforzo dei parrucconi dell’epoca è di dopare gli storpi delle tele fiamminghe. Riberas insegna al giovine Gardo la pettura coi cojones. Quella che stupisce anche Dio. Vigorosi chiaroscuri, colori bollenti, vita sregolata eccetera. Nel frattempo, l’innocente cuoricino di Gardo si infiamma per la dolce Nunziata, un autentico cesso per noi contemporanei. (d’altronde, nemmeno lui era proprio il putto del Tondo Doni).La figliola era di larghi fianchi e spalla stretta e spiovente. Le bracciotte ciompe piene di pelacci neri , un alito necrotico e via schifezze così. Ma Gardo è un artista e la gente non mangiava granchè bene. Non aveva nemmeno le riviste cariche di consigli su come fare zigomi e addominali in ufficio.

Gardo si trova così a corteggiare la Nunziatona e dipingere capricci nel tempo perso. L’artista ci ha problemi con la figura umana, mancano modelli e la peste è appena scomparsa. Obitori vuoti. Nessun cadavere da sezionare.

Come l’eruzione di un vulcano, monta nell’animo del Gardo il travaglio amore/arte che deve esplodere nella più accecante rappresentazione della bellezza nelle forme dell’amata. Ma un giorno fiammingo senza sole si porta la Nunziata al creatore, soffocatasi con una volgare pastiera offertagli dal suo spasimante.

Ecco dunque compiersi il destino del grande pittore. Possiamo vedere Gardo asportare la cotica dell’amata deposta nella panca pregna di formaldeide all’obitorio reale. Le sue mani da abile chirurgo portano alla luce la perfetta muscolatura della fanciulla. El dipintor coi cojones, piange e sbava sullo sternocleidomastoideo del cadavere, accarezza il quadricipite femorale con virile passione e via così.

Da questa memorabile ed appassionata sessione di anatomia nasce la GIUNONA DESNUDA autentico capolavoro del nuovo manierismo Napoletano.

rubens

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